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SCUOLA/ La cooperativa Il Pellicano, il metodo educativo che allontana la crisi

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Se l’educazione è viceversa un possesso o un subire, si diventa più facilmente schiavi o meramente ribelli, a seconda dei momenti. Lo spunto alle riflessioni di Scholz l’ha innescato Luisa Bassani, neuropsichiatra infantile e per tutti la fondatrice del Pellicano, anche se lei stessa ribadisce che quest’opera non è un “possesso” di qualcuno. La Bassani racconta i punti fermi educativi di una storia carica di riconoscenza – sono sue parole - per frutti non pianificati di questi vent’anni: «il maestro prevalente ci vuole e ci vuole per un tempo adeguato», sottolinea, perché la persona, non solo il bambino, cresce in un attaccamento affettivo; scuola e famiglia collaborano perché la famiglia conosce più di tutti il bambino, e chi accoglie un bambino accoglie anche la storia da cui proviene. «Corresponsabilità - aggiunge – non è fare tutti la stessa cosa, è comunque il bene del bambino che mette assieme, fa ripartire, anche quando famiglia e scuola possono non capirsi». Da ultimo, Luisa Bassani sovverte un luogo comune: «oggi educazione sembra coincidere con problemi e fatica, è invece una gioiosa avventura, è quello che il cuore desidera di più, più di tutte le difficoltà che pure ci sono, perché significa trasmettere che vale la pena vivere». Per i vent’anni del Pellicano è intervenuto anche l’Ufficio scolastico regionale, con il dirigente Stefano Versari che ha fornito utili elementi sulla realtà scolastica emiliana: oltre 81 mila allievi frequentanti le scuole paritarie, soprattutto nell’infanzia ma con un aumento di iscritti anche alle superiori, più 14%. Versari chiarisce che oggi, giuridicamente, le paritarie sono scuole pubbliche. Manca certo la parità economica ma questa è una di quelle questioni che è il Parlamento a dover dirimere. Per raccontare la sua storia Il Pellicano ha anche dato alle stampe un libro: «Al di là degli intenti».

 

 

(Gianni Varani)

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