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SCUOLA/ Notizie dall’estero: l'esempio di un percorso educativo in Ecuador

Estero FOE (ora CdO Opere Educative - Estero): una trama di rapporti con scuole e realtà educative sparse in tutto il mondo, spesso nate per iniziativa di AVSI, altre volte semplice espressione della universale esigenza di comunicare ai “piccoli uomini” le conoscenze, le tradizioni, le ragioni del vivere. La medesima passione che traspare in questo breve ma suggestivo report di viaggio in Ecuador

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Estero FOE (ora CdO Opere Educative - Estero): una trama di rapporti con scuole e realtà educative sparse in tutto il mondo, spesso nate per iniziativa di AVSI, altre volte semplice espressione della universale esigenza di comunicare ai “piccoli uomini” le conoscenze, le tradizioni, le ragioni del vivere. La medesima passione che traspare in questo breve ma suggestivo report di viaggio in Ecuador.

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Quito, Portovjeco – Ecuador   due località che erano solo nomi fino al 20 di marzo e che dopo questa nuova esperienza di incontro sono diventati luoghi e volti.

Forse perché era la prima volta che mettevo piede in Ecuador sono rimasta impressionata dalla bellezza e dalla diversità dei paesaggi. Basti pensare che in una mezzoretta  di aereo si passa dai 2800 metri di altezza della coloniale Quito, circondata da sette imponenti vulcani, le cui cime innevate  si intravedevano tra le nubi della stagione delle piogge, a Portovjeco, vicinissima alla costa  e  con un clima equatoriale, un paese caratterizzato dai colori dei prodotti artigianali, dalla varietà dei frutti, dalla cordialità delle persone..

Sia nella zona rurale di Portovjeco, sia nel quartiere di Quito che si arrampica fino a 3200 metri ( per cui anche fare le scale costa una certa fatica… come se si fosse su una delle punte del Bianco…) ritrovo una curiosa esperienza, il  Pelca  o Prescolar en la casa, (non vorrei ridurre traducendo: un programma di educazione infantile in casa) basato sul riconoscimento che i genitori sono educatori per il loro status di vita e perciò vanno semplicemente aiutati e sostenuti a d esserlo anche quando tutte le circostanze sembrerebbero impedirlo.

Gli educatori vanno nelle case, spesso per la  segnalazione di una situazione di emergenza e, incontrando la famiglia, non solo ne verificano il bisogno ma cominciano un rapporto che diventa ben presto un percorso di accompagnamento nell’educazione dei piccoli, tenendo conto anche del fatto che non esistono strutture di accoglienza per i bambini in età prescolastica. E’ un percorso che coinvolge soprattutto le mamme e che ha come momento privilegiato gli incontri di gruppo che riuniscono con cadenza periodica le mamme con la presenza dell’educatore per verificare i passi fatti, sciogliere i dubbi, impostare la scansione successiva di lavoro.

La curiosità per me di qualcosa di nuovo, di un piegarsi creativo alle esigenze poste dalla situazione  e lo scoprire, grazie alla psicologa che era con me e che lavora nel dipartimento di psicologia evolutiva di un’ASL del centro di una importante città italiana, che questa è  la stessa modalità che lei applica nei gruppi mamma-bambino.

E’ scoprire che il bisogno è lo stesso: la necessità di qualcuno che ti sorregga e condivida con te un pezzo di cammino, di un luogo in cui le attese e le preoccupazioni per ciò che hai di più prezioso, tuo figlio, possano essere condivise.

E che sorpresa scoprire che le prime mamme ecuadoregne cresciute in questo percorso diventano a loro volta capaci di accompagnarne altre. La sfida, oggi, è che questo programma che ha tutta la dignità dell’educazione infantile attuata nelle scuole materne possa essere riconosciuto dal Ministero dell’Educazione.                                   

Luisa Cogo

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