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SCUOLA/ Domenico Pini: la mia vita al servizio delle Opere Educative

Come promesso, questa settimana proponiamo la seconda testimonianza fatta in occasione dell’incontro della CdO Opere Educative al MEETING, il giorno 26 agosto 2009. È il racconto - fatto da Domenico Pini - della sua esperienza al servizio delle Opere Educative: esperienza carica di imprevisti, di svolte inaspettate, ma soprattutto di incontri affascinanti, che ti rimettono sempre all’opera

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Una premessa fondamentale: senza questa amicizia, senza questa compagnia nata dal genio di don Giussani, senza questa realtà di rapporti nati 13 anni fa ma cresciuti in un’affezione e in una stima, oggi io non sarei qui a raccontarvi qualcosa di me!

Seconda premessa: non ho mai insegnato – a parte un breve periodo nel ’76 – ed il mio lavoro è stato in settori diversi: una pensione con i miei, una cooperativa che faceva filtri per auto ed oggi faccio il promotore finanziario.

Infine, una terza premessa, è che quello che vorrei testimoniare è innanzitutto la bellezza di una condivisione in atto.

Mi sono occupato di scuola perché nel 1985 un amico mi chiese di entrare nel CdA della scuola Maria Luigia di Chiavari, visto che il mio secondo figlio – Giovanni – iniziava l’asilo. E lì sono rimasto per 24 anni, all’inizio come “sindaco supplente” e poi, successivamente, come presidente e vice presidente della cooperativa.

Nei primi anni ho spesso deciso da solo, fidandomi molto delle mie capacità, ma ad un certo punto (nel 1996) ci trovammo in grave difficoltà, a causa di alcuni fattori concomitanti: alla materna si era passati da 100 a 60 bambini e tuttavia, per un supposto bene, avevamo deciso di confermare al lavoro tutte le maestre; in più avevamo aperto la scuola media con il II e III anno a classi ridotte. Il deficit era molto pesante.

Questa fu per me, però, l’occasione per una svolta: andai a Milano ad incontrare gli amici che iniziavano la “CdO scuola” e, in una stanzetta in via Tranchedini, trovai Mario Mauro, che dopo aver guardato i libri contabili che avevo portato mi disse: «O porti i libri in Tribunale o inizi a lavorare con quel nostro amico che è nell’altra stanza». Decisi di andare nell’altra stanza, dove trovai Fabrizio Scheda (esperto di marketing e comunicazione che non conoscevo), col quale iniziò una collaborazione per provare a risollevare le finanze della scuola. Ed è andata bene, non solo perché anche grazie ad alcune geniali iniziative da lui suggerite (es. Open Day, Festa Carnevale, Premio letterario) riuscimmo a ripianare il deficit, ma soprattutto perché ho iniziato così ad imparare cosa vuol dire “lavorare assieme”, “fare con”, con un esito straordinario: amici che erano pronti e disponibili ad ascoltarci, correggerci e sostenerci nel cammino.

Sempre in quell’anno nacque la FOE, con i primi convegni; dopo Mario Mauro arrivò Franco Nembrini, mentre la compagnia si allargava, portando nuove esperienze e facendo sì che si passasse sempre di più dalla teoria alla pratica.

Una seconda crisi l’abbiamo attraversata nel 2004, quando accanto alle problematiche finanziarie (dovute in particolare all’aumento del costo del personale) ci fu la crisi umana dovuta al cambio generazionale del Consiglio di Amministrazione, con l’inserimento di un gruppo di giovani genitori e la decisione di inserire il Direttore Amministrativo della scuola.

Anche in questo caso è stata l’occasione per una svolta, perché ci ha permesso di iniziare a sperimentare cosa vuol dire lavorare insieme, in concreto, superando la nostra indole e il nostro modo di fare e pensare. Gli amici più grandi del Movimento chiesero una sinergia strettissima fra i soggetti operanti nella scuola (Fondazione, proprietaria dei muri, Cooperativa titolare dell’esperienza educativa, Associazione amici) e gli amici della CdO della Liguria. Era il 27 dicembre del 2004: dal gennaio 2005, per 2 anni, ci siamo visti ogni 15 giorni (eravamo in 7) e ogni 3-4 mesi facevamo una verifica con amici più grandi.

È stata un’esperienza unica, iniziata da me con scetticismo, ma certamente in modo leale. L’esito è stato straordinario, anche se durante il percorso alcune persone ci hanno lasciato, magari sbattendo la porta. Ma al primo posto è stata messa sempre, e ripeto sempre, l’esperienza, cioè la possibilità di un’esperienza per i ragazzi, il personale e i genitori.

E oggi? Oggi ho lasciato il Consiglio perché gli amici mi hanno sorpreso un’altra volta: mi hanno chiesto di impegnarmi in una nuova avventura in una scuola storica di Genova, l’Istituto delle Suore Marcelline. Ancora una volta è stata una scelta inaspettata: gli amici della CdO hanno ritenuto che la mia esperienza potesse essere utile a questa scuola per riprendere l’esperienza educativa che l’ha originata e anche qui ho avuto un’altra sorpresa: la scoperta che il carisma di mons. Biraghi, che ha fondato questo istituto, è molto simile a quello di mons. Giussani, e la cosa grande è che questo fatto è riconosciuto in pieno anche dalle suore.

È una nuova avventura, una sfida che a 59 anni non mi aspettavo proprio, ma il sostegno degli amici di Genova e della FOE (nel frattempo a guidarla è arrivato Vincenzo Silvano) mi fa dire che sarà certamente una sfida affascinante.

Un’ultima cosa. Ho sperimentato, in tutti questi ultimi anni di impegno nella Scuola Maria Luigia a Chiavari, che davvero da soli non andiamo da nessuna parte. Solo una disponibilità alla correzione e ad un desiderio di ri-iniziare mi ha aiutato a guardare alla mia esperienza e desiderare di approfondirla. Così il mio scetticismo di quel 2004 si è trasformato in ricchezza: il mio ultimo Presidente, Pier Paolo, che non conoscevo fino ad allora, lo scorso anno mi ha chiesto di fare da padrino di battesimo a suo figlio; l’esperienza della scuola si è consolidata e lo scorso anno abbiamo inserito la figura del Rettore, garante dell’esperienza di tutti i livelli educativi. E anche questa decisione è stata frutto di una condivisione profonda, generata da una stima che ha bruciato tutti i pregiudizi che ognuno di noi aveva in testa.

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