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DOTE SCUOLA/ Le balle su Formigoni e sui finanziamenti della Lombardia alle paritarie

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Sotto attacco da parte dell’articolo troviamo anche il dato di “Lombardia eccellente”, il progetto di sostegno a progetti di formazione professionale ritenuti dalla Regione particolarmente meritevoli e per questo «sottratti alle normali procedure dei bandi». Per il 2010 il Pirellone ha infatti previsto lo stanziamento di 8,2 milioni di euro a esclusiva discrezione della Giunta Regionale.

L’attacco si conclude poi con il commento di alcuni esponenti politici dell’opposizione, che accusano la Regione di «premiare in modo smodato gli studenti che scelgono le scuole private»; ma è un’accusa evidentemente tendenziosa, perché finge di non sapere che la Dote riguarda gli studenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado, e non solo quelli delle scuole cosiddette “private”. Se è vero, poi, che la maggior parte dei genitori che hanno deciso in questi anni di mandare i figli alle scuole non statali sono stati aiutati dalla Regione Lombardia, è altrettanto vero che il contributo che hanno ricevuto (e che ricevono) non ha la pretesa di “incentivare” la scelta, ma di sostenerla secondo una logica di sussidiarietà e non di pianificazione.

Pare, dunque, che la tradizionale ostilità nei confronti della scuola non statale, nasconda in realtà una ostilità ancora più grave: quella nei confronti delle famiglie, che dovrebbero piegarsi ad una logica statalista e omologante. Non si vuole che siano libere di scegliere, non c’è altra spiegazione.

Così come appare lampante che, pur essendo (a parole) tutti d’accordo sulla necessità di introdurre criteri di merito ad ogni livello, non si ha intenzione però di passare ai fatti; non si vuole premiare, infatti, chi (come determinate realtà di formazione professionale) opera magnificamente nell’arginare la dispersione scolastica e nel far rifiorire giovani che diversamente sarebbero destinati alla emarginazione sociale. Si pretende, invece, di sottoporre tutto esclusivamente alla logica dei bandi, impedendo all’amministrazione anche solo una parte di discrezionalità per sostenere e valorizzare ciò che maggiormente e visibilmente contribuisce al bene comune.

Per la Regione Lombardia, insomma, è chiaro ciò che ancora stenta a diventare patrimonio comune per tutto il Paese, e in particolare per alcuni “illuminati pensatori”: il sistema educativo nazionale deve essere ridisegnato attorno ai ragazzi, alle famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti, al territorio. Solo questo può consentire ai ragazzi lo sviluppo dei loro personali talenti, ai genitori il pieno e libero esercizio della responsabilità educativa, agli insegnanti e ai dirigenti la costruzione di una relazione educativa efficace e l’esercizio di una libera professionalità, al territorio le risposte socio-economiche alla domanda di sviluppo e di occupazione.

Non possiamo far altro che augurarci che a partire dalla Regione Lombardia si propaghi un’onda (finalmente un’onda intelligente) che contagi tutti, anche chi ancora si ostina a vedere nelle famiglie e nella libera iniziativa che nasce dal privato sociale un nemico da combattere.

 

Marco Lepore

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COMMENTI
02/02/2010 - fin dal 1946 la D.C. prometteva (attilio sangiani)

Ho insegnato per otto anni in una scuola non statale,appartenente alla diocesi di Milano. Ad ogni tornata elettorale la D.C. metteva in agenda la "parità scolastica". Subito dopo se ne dimenticava,accampando la ostilità dei "laici",alleati di Governo,che sbandieravano l'inciso " senza oneri per lo Stato" (Costituzione),di cui davano una interpretazione falsa,come divieto anzichè come possibilità politico-legislativa.Infatti,senza quell'inciso,sarebbe derivato dalla Costituzione un automatico "diritto" alla "parità ",discendente dal "diritto e dovere di educare i figli...."( sempre Costituzione ). In realtà si è trattato di un aspetto non secondario dello "spreco" fatto dai dirigenti D.C.( specialmente dopo la "apertura a sinistra " del 1962) della " Unità politica dei cattolici". Ora che tale unità non è più doverosa,emergendo i cattolici coerenti e seri,le cose migliorano,almeno in Lombardia. Ma gli stessi politici aperturisti D.C. che hanno fatto lo "spreco",si ostinano a sostenere Bersani..." Quos Deus perdere vult,amentat ".