martedì 26 gennaio 2010
Alcune settimane fa è uscito su questo quotidiano un articolo che esordiva così: «La Regione Lombardia non aspetta; per il rinnovamento della scuola si muove con proposte che la mettono in primo piano a livello nazionale.” (F. Camisasca, “Quote regionali, uno strumento per l’autonomia: l’esempio lombardo” 18 novembre 2009) Ed è vero, abbiamo in Italia (anche per ciò che riguarda il settore scuola) un modello di efficienza amministrativa, ma soprattutto di sussidiarietà riconosciuta e applicata dalle istituzioni regionali che non ha eguali, nemmeno nel resto di Europa. Eppure c’è chi si ostina ancora, a dispetto di ogni evidenza, a presentare la realtà in modo bugiardo, utilizzando formule che appartengono ormai ad un passato che dovrebbe essere - per il bene di tutti - archiviato per sempre: quello dello scontro ideologico e della dannosa contrapposizione pubblico-privato. Ne è un esempio quanto si trova scritto su La Repubblica ed. Milano del 27 novembre 2009, che dà titolo “Formigoni dà 20 milioni alle scuole private” ad una vicenda che ha tutt’altro valore e significato. Di cosa si tratta in realtà? Di questo: la Regione ha aumentato il contributo per la Dote scuola che, come i più sanno, è destinata a tutti gli studenti, qualunque sia la scelta che vorranno fare, sia che si tratti di scuola statale che di non statale. Come spiegato anche nel sito della Regione, e dunque visibile a tutti, «la Dote Scuola accompagna il percorso educativo dei ragazzi dai 6 ai 18 anni. È attribuita agli studenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado e a chi frequenta i percorsi triennali di formazione professionale. Garantisce la libertà di scelta delle famiglie e il diritto allo studio di ciascuno». La Dote scuola è dunque un sistema con cui la Regione Lombardia raggruppa risorse in denaro e servizi che accompagnano ogni studente nel suo percorso formativo. Si tratta di un credito che viene dato allo studente per crescere nella sua formazione, sia che frequenti una scuola statale sia una paritaria. Il principio è quello di permettere ad ogni alunno di operare delle scelte in campo formativo, che lo rendano protagonista della propria crescita intellettuale e professionale dai sei ai diciotto anni. Il sistema prevede perciò che non si finanzi un servizio, ma la persona, cui spetta poi il compito di scegliere direttamente l’operatore e l’offerta che meglio risponde alle proprie esigenze. Esaminando l’assestamento di bilancio della Regione, si può notare che la voce “contributi alle famiglie per l’accesso e la libera scelta dei percorsi educativi” è passata da una previsione per quest’anno di 45 milioni di euro a 64. Un aumento sensibile, insomma, che indubbiamente contribuisce a consolidare una delle più interessanti e innovative riforme del sistema scuola varate in Italia. Un aumento dovuto anche alla accresciuta richiesta proprio da parte degli studenti frequentanti le scuole statali: ad oggi, sul totale degli studenti che ne hanno fatto richiesta, solo il 40 per cento frequenta una scuola paritaria, tutti gli altri sono iscritti ad un istituto statale. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Alcune settimane fa è uscito su questo quotidiano un articolo che esordiva così: «La Regione Lombardia non aspetta; per il rinnovamento della scuola si muove con proposte che la mettono in primo piano a livello nazionale.” (F. Camisasca, “Quote regionali, uno strumento per l’autonomia: l’esempio lombardo” 18 novembre 2009)
Ed è vero, abbiamo in Italia (anche per ciò che riguarda il settore scuola) un modello di efficienza amministrativa, ma soprattutto di sussidiarietà riconosciuta e applicata dalle istituzioni regionali che non ha eguali, nemmeno nel resto di Europa.
Eppure c’è chi si ostina ancora, a dispetto di ogni evidenza, a presentare la realtà in modo bugiardo, utilizzando formule che appartengono ormai ad un passato che dovrebbe essere - per il bene di tutti - archiviato per sempre: quello dello scontro ideologico e della dannosa contrapposizione pubblico-privato.
Ne è un esempio quanto si trova scritto su La Repubblica ed. Milano del 27 novembre 2009, che dà titolo “Formigoni dà 20 milioni alle scuole private” ad una vicenda che ha tutt’altro valore e significato.
Di cosa si tratta in realtà? Di questo: la Regione ha aumentato il contributo per la Dote scuola che, come i più sanno, è destinata a tutti gli studenti, qualunque sia la scelta che vorranno fare, sia che si tratti di scuola statale che di non statale. Come spiegato anche nel sito della Regione, e dunque visibile a tutti, «la Dote Scuola accompagna il percorso educativo dei ragazzi dai 6 ai 18 anni. È attribuita agli studenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado e a chi frequenta i percorsi triennali di formazione professionale. Garantisce la libertà di scelta delle famiglie e il diritto allo studio di ciascuno». La Dote scuola è dunque un sistema con cui la Regione Lombardia raggruppa risorse in denaro e servizi che accompagnano ogni studente nel suo percorso formativo. Si tratta di un credito che viene dato allo studente per crescere nella sua formazione, sia che frequenti una scuola statale sia una paritaria. Il principio è quello di permettere ad ogni alunno di operare delle scelte in campo formativo, che lo rendano protagonista della propria crescita intellettuale e professionale dai sei ai diciotto anni. Il sistema prevede perciò che non si finanzi un servizio, ma la persona, cui spetta poi il compito di scegliere direttamente l’operatore e l’offerta che meglio risponde alle proprie esigenze.
Esaminando l’assestamento di bilancio della Regione, si può notare che la voce “contributi alle famiglie per l’accesso e la libera scelta dei percorsi educativi” è passata da una previsione per quest’anno di 45 milioni di euro a 64. Un aumento sensibile, insomma, che indubbiamente contribuisce a consolidare una delle più interessanti e innovative riforme del sistema scuola varate in Italia. Un aumento dovuto anche alla accresciuta richiesta proprio da parte degli studenti frequentanti le scuole statali: ad oggi, sul totale degli studenti che ne hanno fatto richiesta, solo il 40 per cento frequenta una scuola paritaria, tutti gli altri sono iscritti ad un istituto statale.
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Ho insegnato per otto anni in una scuola non statale,appartenente alla diocesi di Milano. Ad ogni tornata elettorale la D.C. metteva in agenda la "parità scolastica". Subito dopo se ne dimenticava,accampando la ostilità dei "laici",alleati di Governo,che sbandieravano l'inciso " senza oneri per lo Stato" (Costituzione),di cui davano una interpretazione falsa,come divieto anzichè come possibilità politico-legislativa.Infatti,senza quell'inciso,sarebbe derivato dalla Costituzione un automatico "diritto" alla "parità ",discendente dal "diritto e dovere di educare i figli...."( sempre Costituzione ). In realtà si è trattato di un aspetto non secondario dello "spreco" fatto dai dirigenti D.C.( specialmente dopo la "apertura a sinistra " del 1962) della " Unità politica dei cattolici". Ora che tale unità non è più doverosa,emergendo i cattolici coerenti e seri,le cose migliorano,almeno in Lombardia. Ma gli stessi politici aperturisti D.C. che hanno fatto lo "spreco",si ostinano a sostenere Bersani..." Quos Deus perdere vult,amentat ".
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