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SCUOLA/ La lettera di un genitore: imparo da mia figlia la gratitudine per lo studio

Questa settimana pubblichiamo la lettera di un genitore. È una testimonianza della bellezza di uno sguardo che coglie la positività del reale anche di fronte alle difficoltà e ai problemi che la scuola frequentata dalla figlia sta affrontando. La preoccupazione coinvolge inevitabilmente famiglie e docenti; eppure c’è qualcosa che vince

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Sono anche oggi a scuola a prendere mia figlia.

Un allegro vociare riempie lentamente ma progressivamente il silenzio della saletta della scuola, un primo mormorio lieve e cauto si trasforma in un crescente scoppio di parole, battute, risate. Finché eccoli: come un fiume che scorre iniziamo a vedere i primi sorrisi, poi uno dopo l’altro arrivano, con volti sorridenti che esprimono gioia, i nostri ragazzi, i famosi 180 che non hanno le aule dove studiare e che sono “costretti” al doppio turno.

In questi giorni se ne sono sentite dire di tutti i colori, tanti giornali si stanno sbizzarrendo e corrono frenetici per avere lo scoop, una vera e propria caccia alla notizia.

In tanti si sono erti a giudici pronti a giudicare e ad alzare il dito per attribuire colpe: una vera e propria caccia alle streghe.

Il nostro cuore di genitori è appesantito dalla preoccupazione, un peso grava su di noi al pensiero di questo avvenimento. Tanti sono le riflessioni che affollano la nostra mente, tante sono le emozioni che riempiono il nostro cuore e infine migliaia sono le azioni che vorremmo intraprendere per il bene dei nostri figli. Ogni genitore sente la responsabilità di dare ai propri bambini il meglio, si assume il compito di garantire loro il necessario per il loro bene e soprattutto per la loro felicità.

Cosa fare allora adesso?

Una domanda facile, alla quale è difficile dare una risposta.

Solo guardando quei sorrisi e vedendo quella gioia ci si può fermare un attimo e, specchiandosi in quegli occhi, possiamo capire.

Essi mostrano gioia perché ognuno di loro ha scoperto una compagnia di amici che li ama e li accoglie per quello che sono, gioia perché quegli insegnanti che si sono affiancati loro nel cammino li aiutano a provare la “soddisfazione” di riuscire nella fatica e li aiutano a porsi nuovi obiettivi, gioia perché “è bello studiare”, come mi ha detto la mia bambina propria alla vigilia del sequestro.

A tutti loro forse un po’ pesa questo momento: tante partite vengono non giocate, tante gare sono non gareggiate, tanti strumenti e lezioni di ballo sono abbandonati, ma al momento i nostri bambini sono felici di non avere perso la possibilità di studiare e di continuare il loro cammino insieme ai loro professori, provano la gratitudine di chi comunque per ora ha salvato l’essenziale.

Tante sono le cose importanti, poche quelle essenziali. Sono felici di andare a scuola. Diritto che tutti i ragazzi devono avere salvo, diritto allo studio sancito dall’Onu, diritto ad essere amati ed aiutati a crescere ribadito dalla Chiesa, diritto di essere liberi garantito dalla costituzione.

Quindi la risposta è ora più facile, dobbiamo imparare da loro: aiutarci a superare le difficoltà che questo momento genera in ogni famiglia, fare sentire questi ragazzi del “doppio turno” come a casa propria, sostenerli nella loro gioia e serenità, imparare da loro la semplicità.

Soprattutto come mamma mi sento veramente di dire un doveroso grazie alla nostra preside che si è data tanto da fare perché veramente ha a cuore i nostri ragazzi e un grandissimo grazie anche a quegli insegnanti che ora fanno lezione al pomeriggio: non certo per la paga di fine mese, quella l’avrebbero avuta tutti. Essi sono mossi da una grande passione educativa e fanno per i nostri figli ciò che farebbero per i propri: cercano di dare il meglio.

Una mamma del Sacro Cuore (Cesena)

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