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SCUOLA/ Paritarie: la dote secondo Rai 3

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Da qui si comprende dunque per quale motivo la Regione Lombardia ha stanziato fondi diversi per il sostegno al reddito e per permettere la libertà di scelta educativa, introducendo due parametri di reddito assolutamente diversificati: le famiglie che mandano i propri figli alle scuole paritarie devono pagare una retta, a differenza di quelli della scuola statale, e pertanto se si vuole permettere loro una maggiore possibilità di esercitare un diritto costituzionalmente riconosciuto, è necessario sostenerle economicamente, anche a fronte del risparmio oggettivo che consentono allo Stato.

Come ha scritto sul sussidiario.net Giancarlo Tettamanti pochi giorni fa, «i beneficiari della “parità” non sono gli Enti gestori: sono le famiglie. Riconoscerle compiutamente è una questione di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ognuno e di tutti. Il sostegno per coloro che frequentano scuole non statali paritarie va ritenuto doveroso, derivando, per lo Stato, l’onere finanziario, per assicurare al cittadino la gratuità dell’obbligo e del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, dall’inalienabile diritto costituzionale che egli ha per il fatto stesso di essere nato e non per il fatto di frequentare o meno la scuola dello Stato». Infatti, prosegue Tettamanti, «se l’istruzione è, oltre che diritto individuale, anche “bene pubblico”, discendono alcune conseguenze: è compito pubblico (cioè dello Stato-comunità, della Repubblica) rendere effettivo su un piano di parità tale diritto; non è possibile - anzi, è illegittimo alla luce della Costituzione - limitare tale libertà introducendo ragioni di disparità economica; è compito dello Stato-comunità, in quanto l’istruzione è bene pubblico, sostenerne economicamente il conseguimento; va attivata una modalità equitativa per realizzare sia la libertà di scelta sia il sostegno economico. Va quindi riconosciuta a genitori e famiglie la loro responsabilità educativa e condizioni di pari dignità e di uguaglianza nella scelta della scuola».

Se alle famiglie che decidono per la scuola paritaria (paritaria) e perciò sono tenute a pagare per l’istruzione, si riconosce il medesimo trattamento riservato a quelle che decidono per la scuola statale e per questo non pagano, si produce una grave situazione di discriminazione. E così è in effetti, anche per quelle famiglie che hanno un reddito elevato e che la trasmissione di RAI 3 ha sottilmente dileggiato. Anche per queste, infatti, vale quanto l’art. 1 della legge 62/2000 (legge dello Stato) dice con chiarezza, e cioè che del sistema nazionale di istruzione fanno parte sia le scuole statali, sia le paritarie, con pari dignità. Pertanto, visto il dettato costituzionale, vista la legge di parità, ci chiediamo per quale motivo una famiglia benestante ha diritto a far frequentare ai propri figli la scuola dell’obbligo, in via assolutamente gratuita, presso una scuola statale, mentre deve pagare il servizio se frequentano una paritaria. Delle due l’una: o una famiglia agiata, proprio perché tale, deve pagare in ogni caso (anche parzialmente) l’istruzione dei figli e allora si abbia il coraggio di modificare la Costituzione, o dovrà usufruire delle stesse condizioni, perché sono gli stessi cittadini i cui diritti sono garantiti dalla stessa Costituzione.

 


COMMENTI
08/03/2010 - Iscrizioni (Cristina Delia)

Sì hanno rimesso i bacini d'utenza ma sappia che salvo rarissimi casi iscrivere il proprio figlio ad un'altra scuola non costituisce un problema infatti come le hanno scritto poi il passaggio avviene d'ufficio. In ogni caso qui pubblico o privato non c'entra, anche se iscrive suo figlio ad una scuola privata non è detto che lo accolgano, se non hanno posto le dicono di no esattamente come farebbe una scuola pubblica in caso di mancanza di posti. Converrà che non è possibile superare un tetto di alunni per classe, in genere però la scuola pubblica di fronte ad un numero sufficiente, se necessario, apre una classe in più. Cristina Delia

 
01/03/2010 - Tutt'altro che male informato signora Delia .... (Alessandro Giusti)

Il mio Comune di residenza mi ha mandato una lettera, che mi dispiace non poter allegare che dice: "Ad ogni plesso scolastico affluiscono le bambine e i bambini che abitano nelle vie vicine alla scuola che ne costituiscono il bacino di utenza. Vostro/a figlio/a risulta assegnato alla Scuola XXXXX [........] Se volete iscrivere Vostro/a figlio/a ad una scuola diversa da quella assegnata, dovrete comunque recarvi presso la sede dell'Istituto Comprensivo indicato sopra. L'eventuale trasferimento verrà fatto d'ufficio e, se autorizzato stante la disponibilità dei posti presso la scuola richiesta, vi verrà data direttamente comunicazione". Come vede signora sono molto informato ma per nulla LIBERO di poter scegliere ! Comunque sono d'accordo con lei inutile discutere: diamo i 7.000 euro che spende lo stato per ogni alunno ai genitori e loro lo spendano nella scuola che preferiscono. Questo sarebbe civile e democratico. E se tutti lo auspiachiamo ... facciamolo!

 
26/02/2010 - ...vabbè ... (carlo candiani)

mi ritiro in buon ordine. Non perchè non abbia più argomenti ma perchè lei non ha ancora risposto a quelli che ho esposto precedentemente,e non è simpatico continuare ad insistere. Le auguro tutto il bene possibile e se dovesse cambiare idea batta un colpo. NB: ho forse esagerato con l'esempio del SUV, le posso solo dire che io e mia moglie viviamo dello stipendio e quando abbiamo deciso di mandare i nostri due figli alla scuola paritaria(dall'asilo fino al liceo)abbiamo con serenità rinunciato a un pò di superfluo coscienti che stavamo facendo un investimento sui nostri figli. Passo e CHIUDO!

 
26/02/2010 - Ma Sciur Candiani! (Cristina Delia)

Lei è proprio ingenuo sa? Si vede che una scuola Statale non sa neppure com'è fatta. Beh, magari l'aiuto, quelli in SUV ( non sono così tanti nella mia scuola, ma magari non so, fanno apposta a prendere la macchinetta per non farsi vedere, poi i più vengono a piedi)di solito non si lamentano anche se le richieste non sono sempre così minime come lei crede. Poi, lei non ci crederà, ma alla scuola in sè arriva solo una parte di quelle migliaia di euro di cui parla (magari arrivassero tutti, non staremmo a discutere!). Quest'anno poi zac! via anche i fondi per le aree a rischio, ma sì, che si arrangino, diamine! Vivono in quartieri degradati? Ma che cambiassero casa! Eh, visto signor Candiani, ragiono come lei! Non so, forse signor Candiani chi deve liberarsi di un po' di ideologia mi sa che non sono solo io. Poi, in ultimo, ognuno di noi paga tasse anche per ciò che non usufruisce, le paga perchè lo stato possa offrire dei servizi e dare opportunità a tutti: anch'io pago ad esempio una tassa per le case popolari ma la casa popolare non ce l'ho. Arrivederci Sciur Candiani, vado a lavorare dai quei borghesucci nascosti dei miei alunni. Cristina Delia

 
26/02/2010 - W la sig.ra Delia! ... (carlo candiani)

...perchè ci aiuta a esprimere obiezioni ai tremendi luoghi comuni che agitano la società italiana sul problema scuola e dei quali proprio la sig.ra Delia è splendida icona. A proposito della "seconda tassa": io obbligherei chi accoglie le iscrizioni alle scuole statali a mostrare ai richiedenti nero su bianco quanto spende lo Stato, cioè noi, per frequentare l'anno scolastico, per inciso, migliaia di euro per ragazzo(il doppio della retta ad una scuola paritaria!), poi vediamo se famiglie che magari(magari) portano i figli in SUV hanno il coraggio di lamentarsi per qualche decina di euro all'anno da sganciare. Mi scusi sig.ra Delia, ma le famiglie che mandano i figli alla paritaria, pagano la retta e poi pagano le tasse per la scuola statale della quale non usufruiscono, non pagano due volte? Mentre, eh si, lo devo ammettere, condivido pienamente che per non essere ideologici tutti dovrebbero avere il buono scuola: attenzione non dica Dote Scuola: la Regione Lombardia l'ha concepita per l'intero sistema integrato scolastico. Dicevo, a tutti il buono scuola, ma a tutti i gestori scolastici che fanno funzione pubblica, quindi, uffaaa, sia statali che non statali la possibilità di offrire il servizio a pari dignità economica. Cuntenta la sciura Delia? Mi permetta di esprimermi così, perdoni la mia espressione divertita, un pò di ironia non guasta mai. A risentirci!

 
26/02/2010 - rispondo al Sig. Candiani (Cristina Delia)

Non ho risposto alla sua domanda perchè in realtà non è una vera domanda, è più un'affermazione demagogica. Nel paese dei sogni ognuno di noi dovrebbe poter avere stesse opportunità e diritti, anche a me piacerebbe tanto poter godere di ogni privilegio di cui godono molti intorno a me. Poi viene il mondo reale e nel mondo reale una parità di opportunità assoluta tra gli uomini non è possibile. Lo stato attraverso le sue scuole dovrebbe poter offrire un servizio di buona, anzi ottima qualità e impegnarsi nel sostenerlo. Dopodichè coloro che preferiscono rivolgersi altrove, liberi di farlo ma non vedo perchè debba essere lo stato, che già offre il servizio, a pagare ulteriormente per chi sceglie altro. Anche perchè coloro che si rivolgono altrove in realtà lo fanno per questioni religiose o perchè non vogliono mischiare i propri figli con il "sottobosco sociale" del proprio quartiere. Perciò le rispondo in modo chiaro che chi vuole rivolgersi altrove è giusto che lo faccia a sue spese. Cristina Delia

 
26/02/2010 - ma la sig.ra Delia non risponde .... (carlo candiani)

Carissima(sempre di più), sig.ra Delia,io non so quale esperienza di privata lei ha avuto, quindi su ciò non posso ribattere. Però sulle questioni che ho umilmente posto lei non mi risponde. Se lei rifugge ogni ipotesi di parità fra gestori scolastici pubblici sia statali che privati, beh, allora non perdiamo tempo a risponderci. Se però, come lei accenna nella risposta è un problema prevalentemente economico e di risorse, allora sediamoci intorno ad un tavolo e approfondiamo. Nella mia prima risposta ponevo questioni di principio e su queste, ripeto, lei latita e non risponde. - E' o non è un principio di libertà del popolo potere scegliere la scuola dei figli? - E' o non è un concetto statalista(fascista e comunista) vietare l'accesso a gestori non statali a famiglie di origine operaia? - E' o non è disonestà intellettuale non discernere scuole paritarie che fanno seriamente il loro lavoro dai diplomifici? - E' o non il problema della scuola "il" problema, risolto il quale una società vince l'emergenza educativa, dalla quale dipendono tutte le altre emergenze? Gentilissima, io le ho enumerato principi, che una volta considerati degni di attenzione e ragionevoli, possono poi portare ad un'azione politica e sociale bipartisan e valutarne anche gli aspetti economici. Ma se tutto ciò è considerata battaglia clericale e di retroguardia, parlare di solidarietà fra i vari soggetti popolari sarà sempre affermare slogan vuoti e falsi. La saluto con rispetto e ...speranza

 
26/02/2010 - ulteriore aggiunta (Cristina Delia)

Dimenticavo di aggiungere un particolare importante, per chi frequenta la scuola pubblica scontato, ma forse non così risaputo agli altri: i genitori che mandano i figli alla scuola pubblica in realtà non lo fanno neppure gratis, sono costretti ad autotassarsi versando contributi volontari vari, espressi in forme diverse per consentire il funzionamento della scuola (laboratori e progetti) e per fornire materiale di consumo (dalla carta per fotocopie a quella igienica). A noi chi restituisce questa seconda "tassa" pagata per l'istruzione dei nostri figli? Allora diamo la Dote Scuola a tutti, ma proprio a tutti, ogni genitore la verserà poi alla scuola di sua scelta. Così sì che non siamo ideologici. Cristina Delia

 
25/02/2010 - Tristezza?! (Cristina Delia)

Mi meraviglio nel leggere certi commenti. Io la scuola privata la conosco piuttosto bene, l'ho frequentata per 14 anni, e altrettanto bene conosco quella pubblica statale, ci insegno. A me la tristezza viene nel vedere quanti tagli abbiamo avuto quest'anno, a quante cose dobbiamo rinunciare e nel leggere, per contro, le cifre che arrivano alla privata. Certo se ci fossero tanti soldi potremmo garantire tutto a tutti ma così non è. Stiamo tirando una coperta davvero corta e in una situazione del genere si comincia dai bisogni di base, più urgenti. Non mi risulta che la Dote Scuola sia di 7000 euro e allora non si garantisce realmente alcuna parità, è solo un disperdere in mille rivoli i pochi fondi. Al signor Giusti rispondo che è male informato: può iscrivere il figlio nella scuola che preferisce; a Milano è la scuola materna COMUNALE (Moratti) che obbliga le famiglie a iscrivere i figli nel plesso indicato, mentre per la scuola Primaria Statale questo obbligo non c'è. Al Signor Bazzi, che ha avuto persino una Sinti chiederei di farsi un giro in qualche scuola pubblica, anche i Sinti non vivono tutti nella stessa condizione, dopodichè come ogni privato è ovvio che deve fornire i servizi e le risorse per cui è pagato. Sì, davvero, che tristezza nel leggervi. Parlate di pane in casa di un affamato cercando di convincerlo che uno con la pancia piena ne ha bisogno come lui! Cristina Delia

 
25/02/2010 - per signora Delia (mauro bazzi)

Cara signora Delia, io insegno in una scuola pubblica non statale a Bergamo.Nelle mie classi ci sono disabili di vario genere, ci sono stranieri e ho avuto persino una ragazza Sinti (una tribu rom). E i costi dei tutor per seguire questi e altri casi, quasi tutto a carico della scuola! Inoltre uno studente che va alla scuola statale, allo stato costa 10 volte di più di uno che va in una scuola non statale, e spesso la qualità della scuola non statale è superiore. Perchè negli altri paesi europei (e di altri continenti) non esiste questo pregiudizio ideologico anti scuola paritaria? Perchè uno studente francese, o inglese o tedesco che va alla scuola non statale non paga due volte le tasse per la scuola e invece uno studente italiano si? Ho lavorato in Thailandia per diversi anni e lì, che non hanno schemi ideologici, hanno una legge dello stato che dice, (e finanzia concretamente) tutti gli studenti fino a 13 anno ha diritto allo studio gratuitamente sia che vada in una scuola statale sia che vada in una scuola non statale. Hanno visto che facendo così lo Stato ci guadagna economicamente e in qualità. Mi sembra che l'Italia in questo sia più indietro della Thailandia! E solo per stupide barriere ideologiche. Grazie per l'attenzione

 
25/02/2010 - E' questione di libertà di scelta (Alessandro Giusti)

Ormai è dimostrato che la sana concorrenza ha portato ottimi risultati sia in termini economici che qualitativi del servizio offerto in tutti i settori liberalizzati dallo stato. La Lombardia è l'esempio virtuoso di questa eccellenza. Addirittura le strutture statali hanno dimostrato nel settore della sanità di essere migliori di quelle private, tant'è che in Lombardia vengono a farsi curare da tutta Italia. Io posso scegliere dove curare mio figlio, ma non posso scegliere dove mandarlo a scuola ! Infatti il Comune mi manda una lettera in cui mi dice a quale scuola statale è assegnato mio figlo, dopodiché se voglio per lui un'altra scuola statale, magari di poco più lontana, ma con con insegnanti e servizi migliori, devo mettermi in lista di attesa e sperare ! Questa è libertà ? E sono rimasto nell'ambito della scuola pubblica statale. Perché se poi volessi scegliere una scuola pubblica paritaria dovrei pure pagarmi la retta ! Nel citato servizio di RAI 3 intervistano a Milano una casalinga moglie di operaio, che aspetta il figlio fuori dalla scuola statale, la giornalista gli chiede se gli piacerebbe mandare suo figlio alla scuola bilingue da 7mila euro/anno, lei risponde candidamente di sì, ma che non può permetterselo! Allora perché vogliamo continuare a negare questo diritto ? I genitori di handicappati, extracomunitari, meno abbienti non scelgono la scuola statale, gli viene imposta: forniamo a tutti la LIBERTA' di scelta senza vincoli economici !

 
25/02/2010 - commento (Giacomo Zagardo)

Rimango sempre costernato considerando che a fronte di molteplici ragioni, espresse in modo articolato anche negli articoli del Sussidiario,l'impostazione ideologico-central-burocratica della scuola italiana non ceda il passo ad una visione più moderna: come già in altri Paesi al vertice delle classifiche internazionali sugli apprendimenti, lo Stato italiano dovrebbe sì assicurare un sostegno sussidiario e mirato alle realtà più carenti, ma lasciando libera di operare "da tutti i pori" (come afferma l'ex Ministro Berlinguer) la società civile, nella ricchezza della sua varietà pedagogica e didattica e nel rispetto della Costituzione. Una libertà che non avrebbe senso se non fosse anche economica. Da qui il sostegno alle famiglie. Mi domando perché queste ragioni non possano trovare espressione liberamente in un programma televisivo, aprendo un dibattito serio e non più a senso unico. Si ha paura di toccare la Santa Alleanza burocratico-sindacale, ma su questi argomenti ci giochiamo il futuro del nostro Paese.

 
25/02/2010 - Sig.ra Delia, che tristezza! (carlo candiani)

Mi spiace, gentilissima signora Delia, la sua posizione non mi procura rabbia ma solo profonda tristezza. Ma quale sistema può essere più giusto di quello dove scuole pubbliche gestite dallo stato e scuole pubbliche gestite da privati possano concorrere insieme, all'interno di comuni paletti legislativi, all'educazione dei nostri figli, lasciando piena libertà di scelta,anche economica, a tutte le famiglie (quindi anche quelle degli operai) che decidono di investire in questo modo il proprio futuro attraverso le nuove generazioni? E poi, se questo benedetto Paese dove la scuola non statale è sempre vista con diffidenza dai benpensanti borghesi,(che in pubblico dicono peste e corna, per poi mandarci, di nascosto, i propri figli)si ritrova ad affrontare una epocale emergenza educativa, vorrà pure dire qualcosa. La ringrazio per l'attenzione E allora: Libera scuola in libero Stato!

 
25/02/2010 - Dote scuola (Cristina Delia)

Ho già mandato un commento che non vedo sul sito pur essendo, ritengo, espresso in forma educata. Ribadisco qui ciò che ho già detto: ritengo iniquo tutti questi fondi alla scuola priveta (anche se indiretti) in un momento in cui la scuola pubblica subisce infiniti tagli. Ricordo che la scuola pubblica accoglie oltre agli altri bambini stranieri (anche rom), bambini provenienti da contesti difficili e disagiati, bambini disabili. E' l'unico luogo in quartieri difficili (vedi via Padova) che può creare vera integrazione eppure si trova nella situazione, oggi più che mai, di fare continui salti mortali per riuscire ad andare avanti, offrendo però sempre meno. In una situazione del genere come si fa a parlare di tutti questi soldi a chi in situazione di reale bisogno non è? Ricordo che la Regione Lombardia dà il 90% dei fondi disponibili per la scuola alle paritarie. E' ideologia? Io credo solo che sia una questione di buon senso. Cristina Delia