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SCUOLA/ Il preside: "facendo rete", anche una down ha potuto frequentare il ginnasio

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4. Non solo Liceo… La rete si allarga ancora - D’intesa con la famiglia e con la psicopedagogista, già lungo il primo anno scolastico ci si è accordati affinché Silvia potesse frequentare per una mattinata le lezioni appositamente pensate per ragazzi diversamente abili presso il Liceo musicale di Varese. Successivamente, all’inizio dell’anno scolastico 2008-2009, sempre in totale accordo con famiglia e psicopedagogista, si è deciso di verificare la possibilità per Silvia di frequentare le ore di lezione di un Istituto professionale paritario di Varese, per due mattinate alla settimana: da un lato non si voleva interrompere in modo “traumatico” la rete di relazioni consolidate presso il nostro Liceo, dall’altro si voleva avviare la ragazza verso quel percorso “professionalizzante” per lei fondamentale in termini di autonomie e di “saper fare”.

 


Tale ipotesi si è poi concretata in una Convenzione fra le due scuole che ha assunto la forma di un “Tirocinio osservativo orientativo”, con attività di Laboratorio di Sala-Bar, sui cui esiti altri dopo di me potranno riferire meglio e in modo più dettagliato.

 

 

“Luci” ed “ombre”: brevi note per un bilancio (e qualche interrogativo finale) - Senza pretendere di stilare un bilancio esaustivo, ci pare tuttavia necessaria, e fors’anche doverosa, una sintetica riflessione sull’esperienza vissuta. Gli aspetti più positivi hanno certamente riguardato Silvia e la sua famiglia: la ragazza ha vissuto questi due anni con serenità e profitto, muovendo “passi” importanti, come attestato dagli esiti delle periodiche visite specialistiche e come confermato dai giudizi di soddisfazione costantemente espressi dalla famiglia nei confronti della nostra Scuola.


Ma non solo Silvia e la sua famiglia hanno guadagnato qualcosa da questa esperienza: scoprirsi “impreparati” è stata infatti per la nostra Scuola un’occasione di apprendimento e di ricerca, che ha costretto a ragionare in termini di “reti”, come insieme di possibili “territori” da costruire insieme ad altri soggetti, ad altri attori, fra i quali vanno giustamente ricordati i docenti, di cui va sottolineata la non comune disponibilità e ancor più la capacità di mettersi in discussione.

 

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