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SCUOLA/ Il preside: "facendo rete", anche una down ha potuto frequentare il ginnasio

 Una ragazza affetta da sindrome di down frequenta il ginnasio di un liceo. Grazie ad un progetto che coinvolge professionisti, istitituzioni, enti locali e associazioni – “facendo rete”, spiega MARCO PIPPIONE, preside del Liceo paritario Sacro Monte di Varese – è stato possibile darle un adeguata formazione, umana e professionale. Ma con costi per la famiglia decisamente elevati

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Il “taglio” del presente intervento intende essere volutamente “esperienziale”, ossia vuole raccontare quanto vissuto lungo due anni scolastici, con una ragazzina affetta da sindrome di Down - che chiameremo convenzionalmente Silvia -, ciò che si è vissuto e ciò che si è imparato, con lei, la sua famiglia, i suoi docenti, i suoi compagni. Nell’intervento si riferirà di alcuni dati che si sono via via acquisiti, ma si sottolineeranno altrettante questioni “aperte”, ovvero alcuni interrogativi. Anche per tale ragione, quanto seguirà non ha la pretesa di “insegnare” alcunché, se non di raccontare di un particolare approccio e di comunicare alcune riflessioni.

Le tappe di un percorso decisamente nuovo - Fare rete - Nei primi mesi del 2007 chi parla fu direttamente contattato dai genitori di Silvia, che all’epoca stava frequentando la terza classe presso una scuola media paritaria di Varese. Nonostante il consiglio orientativo del Consiglio di classe fosse favorevole all’inserimento della ragazza presso un centro scolastico a carattere professionale, da parte della famiglia si giudicava più utile la permanenza di Silvia all’interno di un percorso scolastico presso una realtà liceale, al fine di proseguire e consolidare la sua maturazione e la sua evoluzione personale.


I genitori, riferendo che avevano vanamente bussato a più porte (scolastiche) per cercare di preiscrivere la figlia ad una scuola superiore, si dissero ben consci di non potere avere attese strettamente didattiche: era loro intenzione verificare l’ipotesi che la figlia potesse svolgere un nuovo tratto di quel percorso di autonomia avviato negli anni precedenti, avvalendosi di un docente di sostegno e di un’educatrice esterna. La scelta della nostra Scuola, a detta della famiglia, aveva fondamentalmente due ragioni: innanzitutto una notevole aspettativa in termini di attenzione alla persona di Silvia, legata anche alle dimensioni contenute dell’Istituto; secondariamente la presenza di corsi modulari (trimestrali) di musica, arte e informatica, ambiti in cui Silvia denotava interesse e abilità.


Si trattava di una richiesta impegnativa e per certi versi “sorprendente”, a cui non si poteva rispondere con la sola “buona volontà”, né tantomeno con un pressapochismo didattico-educativo, a maggior ragione trattandosi di un’esperienza (e di una sfida) del tutto nuova, per noi, forse nuova in assoluto per un liceo!


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