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SCUOLA/ Il preside: "facendo rete", anche una down ha potuto frequentare il ginnasio

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 Questi risultati sono stati raggiunti nonostante alcuni “imprevisti” di non poco conto verificatisi nell’anno scolastico 2008-2009. Innanzitutto la docente di sostegno è stata forzatamente sostituita con un’altra, che tuttavia non ha fatto rimpiangere chi l’aveva preceduta. Secondariamente la Regione Lombardia non ha rinnovato il finanziamento del Progetto “Equity in rete”, contrariamente a quanto lasciato intendere all’inizio dell’esperienza stessa. In terzo luogo il Comune di Varese non ha più offerto alcuna ora di assistenza ad personam, né tale impegno è stato assunto dalla Provincia di Varese, pur ripetutamente sollecitata a riguardo.


Tutto ciò ha implicato non pochi disagi e sensibili costi aggiuntivi per la famiglia, al fine di garantire un congruo numero di ore di sostegno a Silvia, al Liceo, all’Istituto professionale, a casa. E’ giusto che tali costi gravino sulla famiglia? E se una famiglia non può sostenerli?


E’ giusto che una scuola paritaria si accolli l’oneroso costo di un docente di sostegno, il cui importo supera di gran lunga quello della retta scolastica (peraltro sempre a carico della famiglia!), mentre un analogo docente di sostegno non incide minimamente sul bilancio di una scuola statale?

 


In definitiva il diritto all’istruzione e alla formazione di un ragazzo diversamente abile di 14-16 anni, che frequenti una scuola non statale, paritaria, è oggi realmente garantito o no?

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