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SCUOLA/ Matematica, pensiero ed esperienza: così i bambini si appassionano all'apprendimento

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A Francesca si sono aggiunte, anno dopo anno, le altre maestre che alla Piccolo Principe si trovavano a insegnare in una prima elementare. «Il punto di partenza di ogni attività – spiega Francesca – da quelle affrontate già nelle prime settimane della prima, sul conteggio, sull’introduzione all’addizione e alla sottrazione, sulla scrittura posizionale dei numeri, fino a quelle svolta in terza, con il lavoro sulla moltiplicazione e le misure, è sempre una domanda, seguita da una proposta di lavoro vicina ai bambini: attività con oggetti, un gioco, una storia, una situazione problema. In un secondo momento, si passa alla schematizzazione sul quaderno, passando così dagli oggetti concreti, ai simboli grafici e poi convenzionali».


Qual è l’esito di questo approccio? Quali i frutti di questo metodo? «I bambini diventano i protagonisti del loro apprendimento: ciò li appassiona al lavoro, e così loro godono a fare matematica! Ciascuno è aiutato a seguire il suo percorso, guidato dall’insegnante. Stanno imparando a pensare, e se ne stanno accorgendo, e imparano ad esprimere i loro pensieri. Il linguaggio matematico, cioè, diventa la possibilità di esprimere i loro pensieri e le azioni fatte sugli oggetti».


Quali sono i momenti più significativi di lezioni così concepite e impostate? «Soprattutto lo scambio di strategie tra i bambini: ciascuno può raccontare come lui ha lavorato, confrontarsi con le modalità dei compagni; e così scoprire, magari, una via più veloce e più sicura della propria, che poi potrà diventare anche la sua». Non è un approccio tradizionale. Non permette un atteggiamento passivo da parte degli studenti e costringe chi magari da anni insegnava seguendo certi canoni a modificare radicalmente il proprio metodo.


Tutto facile ed evidente o faticoso e all’inizio disorientante? «Non tutto ciò che mi viene suggerito é, di primo impatto, semplice o comprensibile, ma è come una sfida: sarà vero? Continuo a fidarmi, verificando, chiedendo anche alle tante amiche e colleghe che insegnano in Italia; e poi c’è il grande lavoro con i bambini». Risultati? «Una grandissima sorpresa per ciò che accade. Non solo é possibile, ma corrisponde di più a me, a quello che desidero io, e ai bambini, a quello che loro aspettano. Gli allievi sono più contenti, e anche io sono grata di questo lavoro».

 

(di Francesca Beretta Piccoli e le sue colleghe della scuola elementare Il Piccolo Principe)

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