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SCUOLA/ 40 CFP dell’Emilia Romagna chiedono ai candidati il “modello lombardo”…

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E, poco più in là, prosegue: “Si propone quindi alla Regione Emilia-Romagna di qualificare l’offerta di Formazione Professionale attraverso la scelta tra uno dei seguenti scenari:

a) si attivino a livello territoriale i percorsi triennali a qualifica - programmati dalle Province - rivolti ai giovani in possesso del titolo di Scuola Secondaria di I° grado. Questa scelta comporterebbe la modifica della Legge Regionale 12/2003 e porrebbe la Regione Emilia Romagna in linea con i sistemi delle altre Regioni;

b) si consenta, oltre al biennio formativo in corso di realizzazione, la messa a regime di un pacchetto di ore aggiuntive (almeno quattrocento) che i Centri accreditati attiveranno per i giovani che non riescono a completare il primo anno nella scuola secondaria superiore. Si tratterebbe di un percorso di “riallineamento” per consentire ai ragazzi di poter raggiungere le competenze di base necessarie all’assolvimento dell’obbligo di Istruzione. Tale percorso realizzerebbe di fatto la triennalità e sarebbe coerente con la normativa vigente, anche regionale. Questa ipotesi, quindi, metterebbe a regime di fatto l’attuale sistema, il quale risulta sicuramente più flessibile dei trienni richiamati nella precedente ipotesi, in quanto realizzato sulla base delle effettive necessità degli allievi che si iscrivono ai Centri di Formazione Professionale accreditati a partire dai 15 anni;

c) un’ulteriore proposta intermedia potrebbe essere la possibilità di attuazione di quanto indicato al punto a) in via sperimentale attraverso alcune esperienze nei territori provinciali - quindi senza la necessità di interventi legislativi immediati - mettendo contestualmente a regime quanto descritto al punto b). In questo modo si potrebbe davvero ottenere una valutazione nel merito della qualità dei due percorsi nonché dei risultati dell’attuazione del diritto/dovere all’Istruzione e Formazione Professionale nel territorio regionale”.

 

Conclude il documento: “Ci pare questa la “sfida educativa” da cogliere per permettere ai giovani della nostra Regione di ottenere il successo formativo come condizione necessaria per la realizzazione dei diversi progetti di vita personali, obiettivo perseguibile effettivamente solo attraverso l’attivazione di opportunità differenziate ed articolate in base al processo di apprendimento di ciascuno, con la certezza di avere sempre una possibile prospettiva di crescita formativa e professionale. Solo così, crediamo, le novità introdotte dalla riforma del secondo ciclo sul versante della Formazione Professionale e delle relative qualifiche, potranno essere attuate in questa Regione promuovendo e qualificando i sistemi che fino ad oggi hanno svolto al meglio i loro compiti e - soprattutto - valorizzando tutti e ciascun giovane”.

 

Come si fa a non condividere questo giudizio, soprattutto quando l’esperienza documenta che dove queste richieste sono state attuate i risultati sono stati positivi, diminuendo il disagio giovanile e la dispersione scolastica? È auspicabile che chi avrà la grave responsabilità di governare la regione Emilia Romagna nei prossimi anni sappia raccogliere la sfida; è una sfida educativa per gli adulti, innanzitutto, chiamati a riconoscere ciò che vale ed è bene per tutti (a partire proprio dalle giovani generazioni) senza farsi condizionare dall’ideologia o dal pregiudizio.

 

(Marco Lepore)

 

 

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