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SCUOLA/ 40 CFP dell’Emilia Romagna chiedono ai candidati il “modello lombardo”…

40 CFP dell'Emilia Romagna hanno firmato un documento inviato ai candidati alla presidenza della regione, con una proposta di qualificazione dell’offerta regionale che assomiglia molto a quella del sistema lombardo e che merita di impegnare la prossima legislatura

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La Formazione Professionale è di destra o di sinistra? Dati gli scontri politici che il settore ha sollevato in questi anni, la domanda parrebbe legittima, però la risposta è: né l’uno né l’altro; la formazione professionale è invece uno strumento che ha una formidabile potenzialità educativa/formativa, purtroppo sottovalutato e spesso bistrattato, diversamente da quanto avviene in quasi tutti i paesi europei più avanzati.

C’è una Regione, la Lombardia, che ne ha fatto un cavallo di battaglia per la riqualificazione del proprio sistema di istruzione/formazione e, dati alla mano, pare proprio che stia vincendo la scommessa. Altre Regioni, invece, continuano irragionevolmente a considerarla il bacino di raccolta degli “scarti di produzione” del sistema di istruzione, e come tale la trattano…

In Emilia Romagna, finalmente, pare che qualcosa cominci a muoversi. Dopo essersi risolutamente opposta, in questi anni, all’introduzione di qualsiasi normativa che prevedesse una pari dignità, anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo, fra il canale dell’istruzione e quello della formazione professionale - sino ad inventare dei poco efficaci percorsi integrati fra scuole superiori e CFP - si scorgono da parte dei contendenti alla presidenza della regione delle aperture che lasciano ben sperare per il futuro.

Aperture ragionevoli, poiché è un dato di fatto, confermato dall’esperienza oltre che da tutti gli studi sugli stili di apprendimento, che ci sono ragazzi che imparano meglio “facendo”, mettendo cioè le “mani in pasta” anziché stando a “scaldare il banco”. Ed è di questo che si tratta: i giovani che non hanno le inclinazioni, le attitudini o, più semplicemente, le motivazioni per impegnarsi in un metodico studio teorico delle discipline scolastiche, perdono tempo e autostima restando parcheggiati in un istituto superiore, invece di mettersi alla prova là dove potrebbero essere aiutati a far emergere i propri talenti. Sono ragazzi che hanno bisogno, per “ripartire”, di mettersi all’opera concretamente, di scoprire che comunque valgono e sono capaci di fare; questo può consentire loro, tra l’altro, di rientrare successivamente nel sistema di istruzione fino al completamento del regolare corso di studi. Perché, allora, tenerli a forza in una scuola superiore, soprattutto quando esistono in Emilia Romagna - nel pur variegato mondo dei CFP - numerose realtà, anche di antica tradizione, che hanno comprovate capacità educative e sicure competenze formative?

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