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EDUCAZIONE/ Disabilità, uno sguardo umano rende capaci di tutto

«Certe volte bastano pochi e semplici ingredienti per sfornare un’ottima torta». È il caso del progetto Disabilità e successo formativo e del convegno che ne ha chiuso l’esperienza. Ne parla MARCO LEPORE

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Certe volte bastano pochi e semplici ingredienti per sfornare un’ottima torta. Allo stesso modo, sono state sufficienti alcune “normalissime” azioni per far sì che il progetto Disabilità e successo formativo: buone prassi e contributi per azioni formative di eccellenza (realizzato per conto della Regione Lombardia nell’ambito del sistema Learning Week) “lievitasse” bene, trasformandosi in una esperienza innovativa e avvincente per tutti quelli che vi hanno preso parte. E la classica ciliegina? Il convegno “quasi finale”, tenutosi a Milano il 28 maggio u.s. presso l’Istituto Maria Ausiliatrice, con la partecipazione di importanti protagonisti del mondo della disabilità.

Prima di entrare nel merito dell’incontro, però, vale la pena soffermarsi sinteticamente su quegli aspetti che più hanno contribuito al buon risultato del progetto; è stata un successo, infatti, che ha sorpreso anche gli stessi attuatori, costringendoli a cercare di capire da quali presupposti sia stato originato.

Primo elemento: si è partiti senza un’ipotesi precostituita. Non è stato posto un giudizio a priori o costruita una “gabbia” entro cui costringere l’oggetto, ma si è partiti totalmente “scoperti” di fronte ad una realtà complessa e tutta da esplorare.

Secondo elemento: l’osservazione sul campo e l’incontro con gli operatori. Prima di qualsiasi ragionamento o deduzione, si è andati a incontrare quelle realtà (fra un ampio “pacchetto” individuato) e quelle persone che si sono rese disponibili a partecipare al progetto. Osservazione e relazione umana, dunque, che sono state fonti permanenti di stupore e commozione.

Terzo elemento: la proposta e la realizzazione di una rete fra gli operatori. Sono stati svolti due focus group, che nella loro assoluta semplicità si sono rivelati strumenti efficacissimi per far “esplodere” fra i partecipanti quel desiderio di conoscersi, comunicarsi, confrontarsi e arricchirsi vicendevolmente, che spesso rimane un po’ mortificato dalla necessità di far fronte alla quotidiana emergenza.

Quarto elemento: l’apertura agli sviluppi futuri, anche non previsti. Pur all’interno dei necessari “paletti” posti dal bando, quello che è accaduto ha dettato i passi e aperto nuove prospettive, rendendo non improbabile una eventuale fase due del progetto. Si vedrà…

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