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SCUOLA/ Io, preside di una paritaria, vi racconto come qui l’educazione funziona davvero

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Nella nostra scuola, questo ancora accade. Accade che un genitore ci scriva: “Non ci sono parole a sufficienza per descrivere quanto questa scuola ha dato ai miei figli. Con questo non voglio certo dire che in questa scuola tutto viene facile! Anzi, proprio nei momenti di maggior difficoltà o di precarietà, a mio parere, sono stati impartiti gli insegnamenti che più di tutti andavano a segno nel cuore dei ragazzi. Un appello ai genitori: non temete se a volte i vostri figli arrivano a casa con una nota o con un brutto voto, vi assicuro che gli insegnanti vogliono solo ed esclusivamente il bene dei vostri ragazzi”.

 

Accade, come testimonia un insegnante, che dei ragazzini, alla fine di un corso di approfondimento, si scoprano amici tra loro. Non perché si frequentassero, ma perché stavano di fronte alla stessa cosa, perché erano animati dalla medesima passione, e perché hanno visto a cosa può portare una vita spesa nello stupore e nella ricerca del significato.

Accade che un’insegnante giovane scriva ad una più “anziana”: “carissima, volevo ringraziarti per avermi dato l'opportunità di venire con te. Con saggezza e un amorevole sguardo verso i ragazzi hai saputo farmi vedere quanto valgono ma anche le loro fragilità; mi hai dato una nuova prospettiva che mi aiuterà molto a lavorare con loro. Sapevo che erano simpatici ma non conoscevo ancora il loro cuore; mi sono divertita ma anche emozionata nel vederli così trasparenti. Venerdì ho percepito che per loro era stato importante quello che hanno visto, ma soprattutto essere stati accettati ed aver avuto l'opportunità di scegliere e partecipare alle decisioni. Pochi adulti perdono tempo con loro e li abituano a prendere decisioni. Che peccato....! Ho imparato molto da te e da loro e continuo ad imparare, grazie tante di cuore”.

 

C’è un principio cardine della pedagogia cristiana, che si può ritrovare pari pari nella Caritas in Veritate: mettere al centro il bisogno vero della persona, cioè dell’uomo intero. Allora tutto converge nella dimensione dell’intero, e nell’intero tutto acquista il suo senso. Cioè diventa cultura.

Ma dev’essere un principio non solo proclamato, ma che si vede nell’esperienza, che diventa trasparente nella carne, che scaturisce nell’evidenza della realtà. Che la scuola sia fatta perché riaccada il fatto educativo, e non per calcoli di bottega. È questa la vera discriminante, non tra scuole statali e scuole paritarie, ma, semplicemente, tra scuola e non scuola.

 

(Marco Nardone)

 

 

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