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SCUOLA/ 2 milioni di ragazzi chiedono allo Stato meno "scuola" e più formazione al lavoro

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A monte di questo preoccupante dato sta, sicuramente, una molteplicità di elementi; tuttavia, una spiegazione plausibile può essere il fatto che in Italia l’inserimento nel mondo del lavoro avviene relativamente più tardi rispetto agli altri paesi europei, e ciò a causa di una normativa che continua a considerare ideologicamente (e - possiamo dirlo? - ottusamente) la permanenza forzata nel percorso di istruzione scolastica come garanzia di crescita, educazione e formazione della persona. È evidente, invece, che per tanti ragazzi sarebbero più coinvolgenti e utili percorsi propedeutici all’inserimento nel mondo del lavoro, con ampie caratteristiche operative/laboratoriali.

 

In questi ultimi anni, infatti, se da una parte è cresciuto il tasso di scolarità superiore (93 iscritti alla scuola secondaria di II grado ogni 100 giovani in età 14-18 anni), dall’altra si registra un impressionante aumento della disaffezione allo studio, all’impegno scolastico e alla disciplina, di cui il 12% di abbandoni a conclusione del primo anno (senza iscrizione all’anno successivo…) ed un ulteriore 3,4% alla fine del secondo anno, sono solo pallidi epifenomeni.

 

Quanti di questi ragazzi “dispersi”, poi, trovandosi ancora in obbligo formativo, accedono a percorsi di formazione professionale? Sicuramente solo una parte, come ci conferma l’Istat; molti, infatti, restano a “galleggiare” per anni in una specie di limbo fatto di lavoretti “in nero” e di mancanza di speranza per il futuro. Troppo tardi, verrebbe da dire: dopo reiterati insuccessi scolastici, in moltissimi casi la disistima di sé, spesso mascherata da arrogante parassitismo, da disilluso cinismo o da disperata noia, ha già invaso il campo… Vogliamo davvero continuare così? È sensato continuare a far finta che il 93% di scolarità superiore sia un successo coprendoci gli occhi di fronte all’evidenza che tanti ragazzi si iscrivono alle superiori e le frequentano (poco) già profondamente demotivati, pronti ad uscire dal percorso scolastico appena prosciolti anagraficamente dall’obbligo per scomparire poi nelle pieghe della società?

 

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