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SCUOLA/ 2 milioni di ragazzi chiedono allo Stato meno "scuola" e più formazione al lavoro

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Lo statalismo, insomma, non è solo quello che sostituisce i servizi offerti dalla libera creatività e operosità della società civile con quelli organizzati centralmente dallo Stato, ma anche quello -magari più periferico ma non meno pericoloso - che guarda alla persona in modo parziale, impedendole, in nome di una teoria elaborata da chi “sta al timone”, di scegliere quel percorso che permetterebbe di mettere a frutto pienamente e liberamente le proprie personali caratteristiche.

 

Le migliori esperienze di formazione al lavoro esistenti in Italia (per es. in Lombardia e Trentino) e nella maggior parte dei paesi europei ci documentano invece che è possibile e ragionevole proporre con successo percorsi di formazione professionale già in uscita dalla secondaria di I grado, permettendo così a chi ha una spiccata manualità e/o vocazione più operativa di mettere alla prova le proprie attitudini e farle fiorire pienamente, per la realizzazione della propria persona e al servizio del bene comune.

 

L’attuale governo, da parte sua, con la Legge 133/08 ha consentito che si possa assolvere l'obbligo scolastico anche nel sistema regionale della formazione professionale e nei percorsi triennali istituiti a suo tempo dal ministro Moratti: un piccolo-grande risultato che necessita, però, dell’attuazione da parte delle Regioni. La strada, dunque, esiste; pensando ai 2 milioni di giovani italiani Neet, percorrerla sarebbe un obbligo morale per tutti.

 

 

 

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