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SCUOLA/ L'esperienza è la maestra più grande. Parla il "miglior docente europeo dell'anno"

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Di fronte a una consapevolezza così forte non del risultato finale, ma di una posizione interessante per la propria vita di fronte a tutto, cosa si può dire? Se una persona e, ovviamente, un corpo docente sono in grado di far suscitare un paragone così grande di sé con la realtà che si ha davanti, allora, concludiamo, significa che a loro volta hanno ben chiara la responsabilità e le implicazioni delle azioni intraprese per prima cosa su di sé. E poi anche sugli altri. Insomma, sono chiare le motivazioni che spingono una persona a fare il proprio mestiere e in particolare, nel nostro caso, quello di “maestro”. Mi ha fatto molto piacere ricevere a luglio 2010, da due alunne diplomatisi nel 1998, una mail di ringraziamento. “Il regalo più bello che una persona possa ricevere è la cultura… che non deve essere una semplice raccolta di nozioni, ma sviluppo di capacità critica che permetta alla persona di andare oltre nelle cose… senza schemi e pregiudizi. Facendo diventare l’esperienza la nostra più grande maestra!! … Grazie per averci insegnato ad andare oltre!

 

Internazionalizzare la proposta educativa

 

Nei primi anni della mia esperienza con i nostri studenti in contesti europei ho sempre avuto l’occasione di constatare che i miei studenti, seppur ben preparati rispetto alla loro esperienza imprenditoriale, mi dicevano: “Prof., noi abbiamo idea di quel che vogliamo dire per spiegare alla Giuria la nostra idea imprenditoriale perché è la nostra esperienza, ma quando ci troviamo di fronte uomini di impresa, liberi professionisti, docenti universitari come Giuria internazionale del nostro lavoro, pensiamo in italiano, ma poi è difficilissimo trasformare il concetto in inglese.”

 

E così vedevo gli studenti nordeuropei ugualmente motivati quanto i nostri, ma senza alcuna difficoltà di registro linguistico. Ponevano al momento giusto la battuta in inglese, l’espressione ad effetto, creando così le giuste premesse al dialogo e alla sintonia con gli stessi giudici.

In modo un po’ pilatesco (ed è la scusa della scuola italiana in generale) si analizzava questo fatto nascondendosi dietro un: “Eh già, noi italiani abbiamo una tradizione culturale linguistica molto forte e radicata. Tanto è vero che tutti i film e i telefilm inglesi sono automaticamente doppiati in italiano! Non facciamo fare nessuno sforzo linguistico ai nostri ragazzi!” Ma questo rappresentava un handicap in questi contesti. Pensate, ed è sotto gli occhi di tutti coloro che vanno all’estero, che quasi tutte le televisioni europee trasmettono in lingua originale con eventuali sottotitoli nella lingua nazionale. Si creano cioè le cosiddette “condizioni ambientali” di apprendimento che i nostri studenti italiani non hanno la possibilità di sperimentare.

 

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