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SCUOLA/ Tempo di iscrizioni? Ecco i buoni motivi per scegliere una scuola paritaria

Alunni delle elementari Alunni delle elementari

Scuola paritaria: ma quanto mi costi (alle famiglie)!, ma quanto mi fai risparmiare (allo Stato)! - Una famiglia che decide di iscrivere un figlio presso una scuola paritaria - è noto - deve sobbarcarsi il pagamento di una retta, moderatamente elevata per asili ed elementari, grazie ad un consistente contributo statale (poco meno di 600 euro annui a bambino per le materne, poco più di 850 per bambino alle elementari), molto più sostanziosa per medie inferiori e medie superiori (uso ancora le vecchie definizioni), visto il modestissimo contributo statale (circa 100 euro annui per ragazzo alle medie; circa 50 euro per il solo biennio delle superiori; nulla per il trennio).

Tale situazione dice almeno due cose: siamo di fronte ad una palese ingiustizia, in quanto la famiglia versa le sue tasse allo Stato, parte delle quali servono a mantenere la scuola statale, e poi deve pagare anche una retta, quando nella maggior parte dei Paesi europei la libertà di scelta dei genitori non è penalizzata, anzi è pienamente e concretamente sostenuta. Siamo altresì di fronte ad uno strano paradosso: nonostante ogni ragazzo che frequenti una scuola non statale rappresenti per lo Stato un risparmio di svariate migliaia di euro annui - complessivamente oltre 6 miliardi di euro annui -, lo Stato scoraggia la frequenza alle scuole paritarie. Solo alcune Regioni, prima fra tutte le Lombardia, sostengono il diritto di scelta delle famiglie, con il cosiddetto “Buono scuola”, oggi “Dote scuola”.

E’ falso è demagogico, dunque, sostenere che in Italia si favoriscano le scuole “private” a danno di quella statale, che si finanzino le “paritarie” con i soldi sottratti alle scuole statali!
Come interpretare allora gli attacchi che periodicamente le scuole paritarie devono subire - che crescono di intensità proprio nell’imminenza delle iscrizioni…-, se non come vetusta espressione di approcci ideologici duri a morire, che vedono come fumo negli occhi la libertà di educazione e che sperano di scoraggiare gli incerti? Che censurano i dati, non di un campione, ma di tutti gli studenti che hanno sostenuto l’esame di terza media (dati ufficiali di un Ente Nazionale, l’Invalsi, non dati di parte…), poiché danno risultati opposti e dimostrano che gli studenti delle scuole paritarie sono meglio preparati.
E’ troppo chiedere lealtà e verità, nonché rispetto (di una scelta delle famiglie, impegnativa anche sotto il profilo economico, così come di professionalità consolidate in docenti e dirigenti scolastici non statali)? E’ troppo sperare in una leale e proficua collaborazione fra scuola statale e scuola paritaria, mettendo in comune esperienze e “buone pratiche”?

Cosa chiede una famiglia ad una scuola? - Per esperienza personale - ho insegnato per 25 anni in scuole statali e da 6 anni dirigo una scuola paritaria varesina - posso dire che sempre più i genitori desiderano per i loro figli una scuola (statale o non statale) che coniugi istruzione ed educazione, che insegni ed aiuti a crescere, che trasmetta contenuti, assieme a valori. Sempre più i genitori chiedono luoghi educativi e di dialogo, per i figli, ma anche per sé.
Ad una scuola paritaria, nello specifico, vedo genitori che domandano non “promozioni facili” (per quelle è meglio andare alla voce “diplomifici”…, voce assai diversa da “scuola paritaria”), bensì attenzione verso i ragazzi, un corpo docente stabile e preparato che garantisca una preparazione seria e rigorosa, dirigenti e docenti capaci di prestare attenzione ad eventuali difficoltà, di valorizzare le capacità e le attitudini di ciascuno, di dare impulso alle eccellenze.