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SCUOLA/ Dall’esperienza all’universale: a lezione con Andrej Rublev

Una settimana di didattica laboratoriale per rovesciare i termini canonici dell’insegnamento: dall’osservazione e sperimentazione della realtà alla teoria e alla bellezza. SANDRA PELLATI

I giovani iconografi al lavoro nel laboratorioI giovani iconografi al lavoro nel laboratorio

Nella settimana dal 7 al 12 marzo si è svolta nella nostra scuola secondaria la “settimana di didattica laboratoriale”. L’iniziativa aveva lo scopo di sperimentare nuovi percorsi didattici fondati sull’osservazione e la manipolazione diretta della realtà, su cui innestare i contenuti teorici. È da tempo che la nostra scuola cerca di conformarsi a questa impostazione, che sembra dare frutti veramente sorprendenti. Ne è prova la vigna didattica, che abbiamo piantato nei pressi del plesso scolastico, da cui abbiamo ricavato il pregiato lambrusco Vladimiro, il laboratorio di giardinaggio col progetto “Fruttuose differenze”, sulla biodiversità, il laboratorio di creta e ceramica e altri ancora. Si tratta di rovesciare i termini canonici dell’insegnamento - apprendimento: non dall’astrazione, dalla lezione frontale, dal libro di testo all’applicazione, ma dall’osservazione e manipolazione della realtà ai concetti astratti, attraverso un percorso di sperimentazione e razionalizzazione. Nella settimana di didattica laboratoriale abbiamo sconvolto l’orario della scuola media realizzando due laboratori per classe con diversi insegnanti che hanno lavorato in compresenza (aumentandosi l’orario settimanale): il laboratorio di strumenti musicali che ha prodotto strumenti musicali realizzati artigianalmente dagli alunni, il laboratorio di erbe aromatiche e officinali, che ha prodotto un erbario medievale nella tradizione del monachesimo irlandese, il laboratorio di architettura che ha prodotto plastici lignei di due noti edifici, il laboratorio di iconografia che ha prodotto icone del Cristo di Rublev, il laboratorio di danze etniche, che ha trasformato un gruppo di alunni/e in danzatori provetti e, infine, il laboratorio “Noi e gli altri vicini”, con una full immersion nella cultura dei popoli del nord Africa. Le valutazioni degli alunni, raccolte per iscritto in un questionario di verifica, sono state entusiastiche. Che sia questa la strada per una didattica in grado di coinvolgere anche “i nativi digitali”?
Di seguito il report della prof.ssa Sandra Pellati sul laboratorio di iconografia.

Giuliano Romoli, coordinatore didattico della scuola primaria e secondaria di primo grado “Vladimiro Spallanzani” di Casalgrande (RE)


Come ogni avventura che si rispetti non puoi mai sapere all'inizio cosa ti riserverà davvero: fai mille progetti, mille ipotesi ma nulla sarà mai come te lo sei immaginato... e così è stato anche per questa meravigliosa avventura del laboratorio di iconografia.
Siamo partiti in quattordici, dodici ragazzi e due insegnanti, tutti titubanti anche se ciascuno per motivi differenti. Noi insegnanti avevamo preparato tutto nei dettagli, sicure della bellezza e dell'importanza di ciò che ci stavamo accingendo a fare. Ma rimaneva un grosso timore: saremmo riuscite a trasmettere qualcosa di quella bellezza che ci aveva affascinato e fatto innamorare, anche a questi “ragazzi di oggi”, così lontani dal mondo degli antichi iconografi scopritori del mondo di Dio?