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SCUOLA/ Dall’esperienza all’universale: a lezione con Andrej Rublev

I giovani iconografi al lavoro nel laboratorioI giovani iconografi al lavoro nel laboratorio

Si può azzardare a dire che quello che è avvenuto in quel laboratorio è stata una sorta di trasfigurazione, una piccola trasfigurazione quotidiana, di quelle che avvengono senza rumori ma che sanno di miracolo, che sanno di Dio. Per questo le nostre icone sono “vere icone” perché dipinte nella luce del Tabor, proprio come vuole la tradizione.
La finestra del Paradiso si è aperta e ha lasciato passare la Luce che ci ha raggiunto e ci ha permesso di incontrare il Volto che stavamo cercando. Il Volto dell’Altro che si può sì dipingere su una tavola, ma che si incontra in chi ci sta vicino e che richiede sempre attenzione, ascolto e pazienza. E questi ragazzi, inconsapevoli protagonisti di un miracolo, sono il dono che forse noi, gente di poca fede, non ci aspettavamo di ricevere.

(Sandra Pellati)


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