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mercoledì 8 giugno 2011
La Convenzione viene presentata come un fatto nuovo nel rapporto tra ente pubblico e scuola anche dal giornale della diocesi di Milano Città nostra, che ricordando che “già in passato il Comune aveva permesso l’utilizzo di spazi scolastici non sfruttati ad altre cooperative e a società sportive”, ci tiene ad esplicitare il carattere di novità culturale e politica con queste parole: «Dal punto di vista di alcune forze laiche il “pubblico” coincide con l’iniziativa statale, la sola meritevole di cura e interesse da parte dell’amministrazione. Al contrario, nella tradizione del solidarismo cattolico, ha valore pubblico ogni opera che parta da un’aggregazione di persone in vista di un bene comune; l’esperienza delle cooperative, per la sottolineatura che viene data alla responsabilità comune tra i soci, è l’espressione tipica di questa mentalità: cooperative di lavoro, di aiuto agli handicappati, indirizzate al recupero di tossicodipendenti sono cresciute e si sono sviluppate al punto da poter offrire allo Stato stesso modelli di intervento. In tal senso lo Stato è tenuto a favorire la crescita e il confronto fra simili iniziative, non escluse quelle in campo scolastico».
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