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ISTAT/ Pil al -0,8%. L’esperto: Iva, Imu e tasse dietro il calo della domanda interna

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Pil in caduta libera anche nei primi mesi di quest’anno. Nel primo trimestre 2012 è diminuito dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2011, mentre è sceso dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. È quanto emerge dai dati sui conti economici trimestrali pubblicati dall’Istat, secondo cui la domanda nazionale ha sottratto 1,2 punti percentuali alla crescita del Pil, di cui lo 0,6% per i consumi delle famiglie e lo 0,7% per gli investimenti fissi lordi. Mentre la spesa per la pubblica amministrazione ha contribuito positivamente per lo 0,1% e la domanda estera netta per lo 0,9%. A commentare questi dati per Ilsussidiario.net è Gianluca Femminis, Professore di Economia politica all’Università Cattolica di Milano.

 

Professor Femminis, quali sono i motivi per cui il Pil diminuisce?

 

Dobbiamo tenere conto del fatto che nel nostro Paese è stata messa in atto una manovra di politica economica piuttosto pesante che ha aumentato l’imposizione fiscale. Abbiamo già assistito a un incremento dell’Iva e ora stiamo iniziando a risentire della crescita delle imposte sul patrimonio, più precisamente su quello immobiliare attraverso l’Imu. La conseguenza è quella di ridurre il reddito disponibile e quindi la domanda.

 

A influenzare il Pil sono anche fattori esterni all’Italia?

 

Sì, in quanto è avvenuto un rallentamento, per fortuna modesto, della produzione manifatturiera in molte economie emergenti come la Cina. Questo va a incidere sulle esportazioni dell’area dell’euro rallentando la dinamica del nostro Pil. Infine, l’incertezza internazionale pesa anche sulla situazione italiana in quanto scoraggia gli investimenti.

 

La domanda legata alla spesa della pubblica amministrazione è l’unica ad aumentare. In tempi di austerity non è una contraddizione?

 

La spesa pubblica non si può ridurre immediatamente, ma occorre tempo. Siamo in attesa dei primi risultati sulla spending review e si vedrà quali effetti produrrà. Il taglio della spesa del resto era già stato annunciato dai governi precedenti e poi è stato congelato. È quindi evidente che una riduzione dei costi pubblici fosse difficile anche perché non esistono statistiche accurate e quindi è difficile sapere dove si va a incidere con i tagli.

 

Nel primo trimestre diminuiscono sia i consumi delle famiglie (-0,6%), sia gli investimenti fissi lordi (-0,7%)…



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