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FINANZA/ 2. Fortis: Italia indietro di 14 anni? Non va così male...

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Dall’Assemblea 2012 di Confcommercio arriva un allarme: il Presidente Carlo Sangalli ha infatti spiegato che i consumi delle famiglie italiane sono tornati ai livelli del 1998, mentre il Pil procapite ha fatto un balzo all’indietro fino al 1999. In buona sostanza, l’Italia si scopre più povera. «Questi balzi all’indietro - ci spiega Marco Fortis, economista e vicepresidente di Fondazione Edison - stanno riguardando un po’ tutte le economie avanzate, in particolare nel mondo occidentale. Nel complesso devo dire che quello dell’Italia non è stato in realtà così ampio».

 

Cosa intende dire Professore?

 

Circa tre mesi fa, l’Economist ha pubblicato il Proust Index, che oltre a Pil e consumi prende in considerazione la ricchezza delle famiglie, i prezzi delle case, i mercati azionari, i salari e il tasso di disoccupazione. Il risultato è che i tre paesi che sono andati meno indietro nel tempo sono Germania, Francia e Italia (tornata ai valori del 2005). L’Italia poi non è così povera. Sono altri i paesi che hanno distrutto la loro ricchezza: negli Usa quella delle famiglie è arretrata ai livelli del ’92. Nel caso italiano dobbiamo comunque ricordare che sui consumi pesa da anni un macigno: il mercato interno è fermo. E per un motivo molto semplice.

 

Quale?

 

Stiamo spremendo l’economia e le risorse delle famiglie da 20 anni per produrre gli avanzi primari, necessari a compensare gli interessi sul debito pubblico che ammontano al 4-5% del Pil. Siamo un Paese che sta cercando di mettere delle toppe alle “magagne” fatte prima del ’93, quando il Pil cresceva, ma attraverso il debito pubblico. Per farlo stiamo utilizzando le tasse. E sono quelle varate con la manovre di agosto e dicembre che stanno incidendo in maniera molto seria sui consumi.

 

Come fa a esserne così certo?

 

Se guardiamo ai consumi delle famiglie nei paesi dell’Ue, vediamo che fino alla fine del 2011, prima che scattassero le nuove tasse, l’Italia ha avuto una performance migliore non solo rispetto ai Piigs, ma anche ai paesi del nord Europa. Sul 2012 pesa quindi “l’effetto manovre”.

 

Sarebbe allora stato meglio evitare misure così forti sul lato fiscale.

 

Purtroppo, sono state manovre inevitabili: senza sarebbe saltato il bilancio dello Stato, rischiavamo il default. I mercati ci hanno imposto questo sforzo. In assenza di capacità immediata di tagli sostanziosi della spesa (che non può essere ridotta oltre un certo livello), la pressione fiscale è l’unico strumento per cercare di colmare i buchi di bilancio. Certo, ora fa rabbia constatare che l’Italia, nonostante abbia fatto sacrifici, provocando persino una recessione per accontentare le richieste, non venga “premiata” dai mercati.

 

La pressione fiscale è però ormai arrivata a livelli insostenibili e, come ha ricordato Sangalli, sta diventando una pesante zavorra.



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