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FORNERO/ Snaidero: basta scaricare su di noi tutte le colpe

giovedì 9 agosto 2012

Dopo i dati negativi per l’economia italiana diffusi martedì dall’Istat, ieri è arrivata anche un’indagine di Mediobanca a dire che l’anno scorso è stato distrutto l’1,4% della ricchezza delle imprese: colpa del fatto che il guadagno non è sufficiente a ripagare il costo del capitale. Inoltre, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha dichiarato che “l’autunno non sarà facile, questa crisi molto pesante mette a rischio il futuro industriale del nostro Paese e quindi il lavoro”. Il ministro ha poi aggiunto che la responsabilità della situazione attuale non è solo “della politica, ma anche del credito e degli imprenditori stessi che forse devono avere un atteggiamento più volto all’investimento”. «Cosa dobbiamo fare ancora?», è il commento a caldo alle parole di Elsa Fornero di Roberto Snaidero, imprenditore, nonché Presidente di FederlegnoArredo. «Quando vediamo ottimismo e crescita - continua - possiamo anche investire. Ma in un momento come questo chi investe? Dove? Per cosa? Per un mercato in caduta? Senza dimenticare che le risorse per gli investimenti non si trovano così facilmente, dato che le banche hanno chiuso i rubinetti dei finanziamenti».

 

Dobbiamo aspettarci quindi un autunno difficile come prospettato dal ministro?

 

Quello della ripresa dell’attività dopo le vacanze è un grossissimo problema per le aziende. Se devo essere sincero sono molto preoccupato, perché sento alcuni colleghi, soprattutto titolari di piccole imprese, che sanno già che avranno ulteriori difficoltà a settembre quando si dovrà ricominciare. Certo, ci sono aziende che vanno bene e guardano al futuro con un certo ottimismo, ma la maggior parte ha grosse difficoltà.

 

Da che cosa dipendono queste difficoltà?

 

Principalmente dal mercato interno, che è totalmente fermo, come si è visto dai dati diffusi negli ultimi giorni. Inoltre, il mercato estero sta cominciando a rallentare e la concorrenza straniera si sta facendo più aggressiva. Noi dobbiamo competere con grandi gruppi internazionali che godono di condizioni più favorevoli rispetto alle nostre, che vanno dal credito fino alle tasse. Le difficoltà stanno quindi aumentando e c’è chi sta pensando di andarsene.

 

In che senso?

 

In questi giorni ho chiamato due colleghi che hanno un’azienda meccanica in Piemonte. Questi industriali sono pronti a chiudere la fabbrica e a trasferirla all’estero. Del resto qui la pressione fiscale è altissima per le imprese e mi hanno spiegato di essere stanchi di lavorare solo per pagare le tasse. Questa mentalità si sta instaurando e consolidando tra gli imprenditori. Io stesso vivo a Udine a due passi da Slovenia e Austria e le assicuro che aumenta il numero degli imprenditori che si chiedono: perché devo rimanere in Italia a prendere bastonate da tutte le parti?

 

Lei ha citato prima gli ultimi dati macroeconomici che confermano una recessione per l’Italia. Pensa che nei prossimi mesi siano destinati a peggiorare?



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