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Impresa e Artigiani

LA STORIA/ L'azienda che "fonde" la crisi a suon di millesimi

Come spiega FABIO COLOMBO, quella di Bragonzi è una produzione di qualità, i cui clienti italiani sono specializzati in nicchie di mercato e fanno l’80% del fatturato all’estero

La fonderia BragonziLa fonderia Bragonzi

La Bragonzi di Lonate Pozzolo (VA) ha cominciato a produrre macchine utensili nel 1945. Da allora ha sviluppato un’esperienza progettuale e una capacità produttiva notevoli, specializzandosi nella fabbricazione di moderne alesatrici/fresatrici orizzontali e centri di lavoro, famosi perché mantengono nel tempo alta precisione e affidabilità. «I nostri clienti - dichiara Fabio Colombo, Presidente della società - hanno macchine che dopo 15 anni fanno ancora i millesimi. E soprattutto non si fermano mai». La Bragonzi è un po’ un’eccezione nel suo settore, perché vende il 90% della produzione sul mercato italiano, «anche se la quota export negli ultimi anni è andata sempre crescendo», precisa Colombo. «La nostra è una produzione di nicchia, di qualità. E anche i nostri clienti italiani sono specializzati in nicchie di mercato e fanno l’80% del loro fatturato con l’estero. Come vede, alla fine il nostro prodotto finisce sempre all’estero». La Bragonzi si distingue anche per un’altra particolarità: la completa autonomia del ciclo produttivo che nel tempo ha consentito di sviluppare sinergie tra i vari reparti dell’azienda: dalla fonderia, vero fiore all’occhiello della società, fino al collaudo finale delle macchine. Per il futuro, oltre ad aumentare la produzione di ghise speciali, alla Bragonzi studiano nuove alesatrici con una diversa configurazione: non più a T, ma a montante mobile.

Per un’azienda come la vostra, che vende il 90% della sua produzione sul mercato interno, non deve essere un momento facile. Come fate con la crisi?

È vero che Bragonzi vende il 90% della sua produzione sul mercato interno, ma in questi anni la quota export è sempre aumentata.

All’estero vanno meglio le cose?

La nostra è una produzione di nicchia, di qualità, sia per quanto riguarda le alesatrici che per la fonderia. E anche i nostri clienti italiani sono specializzati in nicchie di mercato e, a loro volta fanno l’80% del loro fatturato grazie all’export. Alla fine il nostro prodotto finisce sempre all’estero, dove oggi c’è più richiesta. Gli investimenti sugli impianti che richiedono macchine utensili oggi si fanno soprattutto all’estero. In Italia è più difficile. Tuttavia abbiamo ancora molti clienti italiani che lavorano sull’altissima qualità, nei campi della meccanica di precisione, che hanno molto lavoro e ci ordinano macchine nuove.

Ci sono segnali di ripresa?

A parte queste nicchie, dove operano realtà che fanno prodotti particolari, non si muove granché. Abbiamo diversi clienti italiani che sono in fase di sviluppo. Come dicevo, hanno un prodotto di nicchia che vendono nel mondo.

Può fare qualche esempio?

Ho un cliente che opera nel settore agricolo delle seminatrici. È un’azienda nata in Emilia Romagna, diventata leader mondiale con i suoi prodotti, e adesso ha stabilimenti in India, Cina, America e in diversi altri paesi. Da noi comprano le fusioni altamente specializzate in ghisa al cromo, mentre quelle a più bassa tecnologia le comprano in Cina. I prodotti che gli forniamo vengono poi venduti nelle loro sedi in tutto il mondo.

In quali paesi siete presenti?