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Impresa e Artigiani

CREDITI IMPRESE/ Un “caso esodati” che rischia di aiutare solo le banche

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A livello di soluzione proposta, è ignoranza contabile pensare che il problema dei ritardi si risolva solo stanziando una somma - che non viene creata dal nulla! -. I 20 o 30 o chissà miliardi sono comunque frutto della diversa allocazione di risorse che si ritengono utilizzabili: infatti occorre rimanere sotto il tetto del 3% di deficit. E una volta data la priorità a questa spesa, non si possono però gestire 40 miliardi senza creare una idonea struttura di gestione e controllo del meccanismo dei pagamenti, all’interno di uno schema di funzionamento dei flussi cassa delle varie amministrazioni pubbliche.

Se le imprese creditrici soddisfatte apprezzeranno questa iniezione di liquidità, le imprese escluse e i nuovi fornitori sono certi di non subire un ulteriore ritardo o di esporsi al rischio che i nuovi debiti non saranno pagati in 60 giorni? E ancora, pare sconosciuto il tema della legalità nella gestione di una tale massa di denaro con procedure straordinarie e in tempi di crisi. Se ci sarà discrezionalità, chi la gestirà? E se non ci sarà, allora sarà somma l'ingiustizia.

Ed ecco il tema delle banche: anche se Grilli sostiene che i soldi saranno dati prioritariamente alle imprese, è evidente che le stesse dovranno immediatamente recarsi a versarli in banca. Non un soldo resterà alle attività: appena azzerato il rosso, le banche non prorogheranno i fidi alle piccole imprese bisognose, che nel frattempo hanno ottenuto un merito creditizio basso, forse proprio per il mancato incasso. Se si deve finanziare l’economia reale, il denaro deve essere finalizzato al pagamento discrezionale da parte delle imprese dei loro creditori - fornitori, lavoratori, fisco e non solo banche, privilegiate di fatto. Ad esempio, occorre rendere obbligatorio l’apertura di un conto bancario separato, per la gestione libera da parte dell’impresa ma con obbligo di rendicontazione. E infine, per il reperimento delle risorse, si deve pensare necessariamente a soluzioni innovative, come l’emissione di titoli pubblici speciali, garantiti o accettati in pagamento di tasse e altre obbligazioni verso l’erario.