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SCENARIO/ Sapelli: Letta "tagli" il Pd per salvare l’Italia

Vista la nuova situazione che si è determinata sui mercati, l’Italia, spiega GIULIO SAPELLI, non può perdere altro tempo: Letta deve rompere gli indugi e intervenire sulle tasse

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Ci sono momenti in cui rispondere alla chiamata è un dovere morale prima che economico. Questo è uno di quei momenti. La nazione italiana è stremata. Il 21 giugno le tre organizzazioni sindacali dopo dieci anni di divisione hanno chiamato a manifestare tutti i loro iscritti e tutti i loro lavoratori: si sono presentati a Roma solo 100.000 attivisti. È un segnale della paura che è diffusa nel Paese: non solo i disoccupati, i cassaintegrati, i precari non ne possono più, ma non ne possono più neanche gli occupati, quelli che una genia di immorali furfanti chiama “garantiti”, mentre ogni giorno pende su di loro lo spettro dell’essere cacciati dal lavoro.

Sappiamo tutti che siamo sull’orlo dell’abisso. Sappiamo tutti, chi non vive di Repubblica e brioches e di Bocconi, che la crisi industriale è appena cominciata: il caso Indesit è un drammatico esempio per tutti, ma ne potremmo elencare a centinaia. Per quello tutti stanno fermi dalla paura. I cosiddetti mercati, invece, si muovono, eccome: crollano. Ci sono ragioni globali: il falò cinese sta lentamente spegnendosi e le rapide crescite dei Brics stanno avviandosi alla normalità. Ma ci sono anche ragioni legate alla politica monetaria delle banche centrali, in primis della Federal Reserve.

Ben Bernanke, innanzi ai primi risultati della sua politica espansiva (diminuzione della disoccupazione e aumento dei prezzi delle case in primis) sembra aver paura di non essere più in grado di controllare il target inflazionistico. Imprudentemente lo ha anche annunciato, a riprova che i banchieri dovrebbero stare zitti. C’è il rischio che la Federal Reserve rifaccia l’errore che fece nel 1937-38 e che la Banca centrale del Giappone fece nel 2006, quando entrambe interruppero l’offerta di moneta proprio quando la politica espansiva cominciava a dare i primi effetti. Per questo le Borse crollano. E possono crollare ancora di più se la Banca centrale europea continua a perseverare nella sua politica suicida, cioè a non rispondere all’appello delle emissioni di moneta.

Se gli Usa si ritirano, l’Europa è nuda dinanzi alle sue responsabilità mondiali. E il kimono giapponese non è sufficiente a coprirla. Chi non comprende questo intreccio sistemico è sicuramente candidato a vincere una cattedra in Economia e a generare la più grande catastrofe sociale della storia. Visto chi comanda tra i professori, non rimane che il governo italiano: deve pienamente assumersi le sue responsabilità e scegliere di stare con la piazza dei sindacati, le cui denunce peraltro sono in larga misura simili a quelle della Confindustria. Anzi, sarebbe ora che quest’ultima, tutti i sindacati dei lavoratori, Rete Imprese Italia e tutti gli operatori economici formassero un unito fascio che risvegli il governo definitivamente.


COMMENTI
26/06/2013 - Risolvere con von Hayek non con Keynes e Marx (Carlo Cerofolini)

A mio avviso, se tutti i nostri politici avessero studiato bene von Hayek e non si fossero abbeverati soprattutto al verbo di Keynes e Marx - come anche i fatti e la storia dimostrano – non saremmo in un mare di guai, perché saprebbero che: lavoro per tutti, sicurezza sociale e libertà dal bisogno non sono cose ottenibili se non come “sottoprodotto” di un sistema liberista, pur governato da leggi chiare, semplici, minime e stabili e non certo attraverso una pianificazione statalista, che si avvale anche dell’arma letale di un fisco debordante e oppressivo. Sistema liberista che poi è l’unico in grado di produrre benessere perché scatena le libere energie degli individui. Mentre niente di quanto sopra può aversi se ciò diventa scopo della politica deliberata intenzionalmente dal governo, cosa che per di più, alla fine, porta ad una democrazia limitata fino all’estremo della dittatura.