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IL CASO/ Gli impegni di Confindustria per evitare il "doppio terremoto" nel Centro Italia

Confindustria, per bocca del suo Presidente Vincenzo Boccia, ha ricordato gli impegni presi per aiutare le zone colpite dal sisma nel Centro Italia. Ce le ricorda ALFONSO RUFFO

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Si commuove Vincenzo Boccia quando, ospite della collega e amica di sempre Orietta Varnelli, promette nell'omonima azienda specializzata nella produzione di liquore di anice, pronta a festeggiare come si deve il prossimo anno i 150 anni di attività, che Confindustria non dimenticherà le imprese colpite dal terremoto di agosto e che, anzi, sarà un motore instancabile d'iniziative per favorire il ritorno alla normalità e rilanciare l'economia dei luoghi con nuovi investimenti e nuova occupazione.

È nel mezzo del tour organizzato nel maceratese per toccare con mano la tragedia di un sisma che sembra non voler finire mai che Boccia fa tappa presso la distilleria di Muccia e ripete quanto già detto alle storiche e disastrate cartiere di Fabriano del gruppo Fedrigoni e prim'ancora nell'incontro di Fermo con il commissario straordinario Vasco Errani, il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli e il capo della protezione civile Fabrizio Curcio: Confindustria lancerà una raccolta fondi tra le sue 150mila imprese a vantaggio degli associati delle quattro regioni messe in ginocchio dalla furia della natura.

Ripeterà la stessa promessa poco dopo davanti allo spento salumificio Vissani alle porte di quella Visso di cui non restano che macerie, rilanciando con una proposta che la Confederazione si appresta a fare al governo: un art bonus potenziato per il miglior recupero delle tante opere artistiche e bellezze architettoniche compromesse dalle fitte e numerose serie di scosse. Poi ci sarebbe anche un maggior coinvolgimento del mondo finanziario, ma di questo è ancora presto parlare, perché ci sono dettagli da mettere a punto ed è bene non sollevare facili aspettative.

Il Fondo, di carattere facoltativo, la cui dotazione dipenderà quindi dalla generosità dei singoli aderenti, andrà per l'80% a coprire i bisogni legati alla ripresa della produzione - dunque prevalentemente in macchinari e impianti -, il 10% a sostenere istituzioni legate al territorio come l'Università di Camerino e il restante 10% alla società civile. L'obiettivo non dichiarato ma sperato è raggiungere un plafond di almeno 150 milioni, pari a una media di 1.000 euro per ciascuna azienda del sistema secondo una logica che fa della solidarietà l'altra faccia della natura competitiva degli imprenditori.

Naturalmente ricostruire case, e prim'ancora fabbriche, che giustifichino la permanenza in territori già spogliati dalla crisi non sarà sufficiente a richiamare e trattenere i tanti cittadini dispersi e i giovani che sognano un futuro migliore. E allora si dovrà tentare qualcosa di più, si dovrà lavorare per attirare nuovi capitali e costruire nuove opportunità di lavoro legate alla particolarità dei luoghi e alla laboriosità di persone che non si sono mai davvero perse d'animo e che comunque hanno bisogno di qualche certezza per non mollare.