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RIPRESA?/ La nuova occasione per l'Italia

Dopo una congiunzione di fattori favorevoli, il Pil dell’Italia sembrava destinato a rallentare. Per CARLO PELANDA ci sono però ancora delle ragioni per essere ottimisti

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La produzione industriale italiana a dicembre è stata la più alta in Europa, portando il Pil italiano 2016 verso l’1%, un po’ sopra le previsioni. La ripresa resta lenta, ma il sistema industriale mostra sorprendenti capacità nonostante le condizioni avverse del lungo periodo recessivo. Questo è un dato importante, perché indica che possiamo contare molto più di quanto si pensasse sul volano dell’industria per muovere l’economia italiana nel suo complesso, dando all’industria stessa più stimoli fiscali e facilitazioni di sviluppo.

Ovviamente tale volano richiede una situazione globale che favorisca l’export, una politica monetaria non restrittiva, una ragionevole competitività del cambio, un credito fluido e abbondante, lo sviluppo di un mercato dei capitali dinamico e, soprattutto, l’instaurarsi di una forte fiducia sulla stabilità futura. Il buon risultato italiano di fine 2016, infatti, oltre alla bravura delle imprese, è dovuto al fatto che il mercato vedeva come remoti i rischi della Brexit, della svolta americanista di Trump in materia di commercio internazionale e dell’affermazione di movimenti disunionisti in Europa.

In questa situazione di ottimismo, l’Italia ha tratto vantaggio dalla svalutazione dell’euro, dalla momentanea bassa inflazione e dall’abbondante liquidità inserita dalla Bce nel sistema, che ha compensato la crisi del credito, in un contesto di ripresa della domanda globale. Ora tali condizioni stanno mutando. Gli attori di mercato stanno iniziando a pesare di più i rischi d’instabilità politica e quello di un ritorno di condizioni avverse in Italia: confusione politica, inaffidabilità crescente del debito non più scudato dalla Bce a fine 2017, fragilità del sistema bancario, ecc. Se tale pessimismo si affermasse, la ripresa degli investimenti che ha spinto la produzione industriale italiana si fermerebbe, come prevedono alcuni scenari, per esempio quello del Fmi che proietta una crescita italiana solo dello 0,5% nel 2017.

Ma, a sorpresa, il mercato non vede ancora così nero: le recenti mosse accomodanti di Trump hanno ridotto il rischio percepito di protezionismo a livello globale, i movimenti anti-euro sono rumorosi, ma lontani dalla maggioranza, gli attori del mercato globale mantengono l’ottimismo e ciò coincide con le revisioni al rialzo della crescita europea prevista nel 2017-18 appena elaborate dalla Commissione.

Ora tocca alla politica, sia italiana che europea, confermare tale ottimismo offrendo soluzioni stabilizzanti e contrastando quelle apocalittiche.

 

www.carlopelanda.com

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