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Impresa e Artigiani

PROFIT E NON PROFIT/ "Essere imprenditore vuol dire vedere il lavoro in una prospettiva sociale"

Intervista a Davide Possi, fondatore di Piramis Group, attivo nei servizi di tlc con 800 addetti, che ha deciso di lanciare un ente di volontariato, Piramis Onlus. MARCO TEDESCO

Davide PossiDavide Possi

Davide Possi ha fondato con alcuni soci Piramis Group, di cui oggi è Managing director, società che in pochi anni è diventata un'agenzia leader nel campo dei servizi alle telecomunicazioni in Italia, annoverando più di 800 addetti. Non contento di questo risultato imprenditoriale, Possi ha voluto dar vita anche a Piramis Onlus, un ente non profit impegnato in vari ambiti del volontariato. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare che cosa lo ha spinto ad affrontare questa “impresa sociale”.

Perché ha deciso di costituire un ente di volontariato nell'ambito della sua struttura imprenditoriale?

Questa decisione rappresenta un connubio riuscito tra profit e non profit. Piramis Onlus è la parte sociale della grande famiglia Piramis Group e nasce come naturale evoluzione di un modo di intendere il lavoro e l’imprenditoria. Per me essere imprenditore ha un significato profondo.

Quale?

Il mio è un modo di vedere il lavoro in una prospettiva sociale, dove essere imprenditore è un impegno nei confronti di se stessi, della propria famiglia e delle persone con le quali vivo e lavoro.

Dare spazio al sociale cosa significa?

Vuol dire dare valore alla vita imparando a donare se stessi a chi ne ha bisogno: questo è il mio, e nostro, faro. Creare posti di lavoro è un’impresa sociale, si dà un’opportunità alle famiglie di sostenersi e di far parte di un grande progetto come quello di Piramis, dove accanto al business e al profit diamo spazio e supporto ai più deboli o bisognosi tramite Piramis Onlus.

Quali sono stati i primi passi di Piramis Onlus?

Piramis Onlus ha iniziato la propria attività dando supporto a grandi progetti nazionali come la ricerca sul cancro, la Fondazione Veronesi, l’Airc, la Lilt, la campagna di vaccini “For Children”. Siamo anche molto sensibili alle emergenze a livello territoriale, avendo supportato situazioni gravissime come l’alluvione in Sardegna e il terremoto in Emilia. Compiuti questi primi passi, siamo poi riusciti a diventare supporto e presenza per realtà di particolare disagio e necessità a livello locale, come “Un Sorriso di Speranza”, “Associazione per David” e “Associazione per Samuele”.

Qual è l'identikit del destinatario degli interventi della vostra Onlus?

Piramis Onlus abbraccia ogni tipo di situazione. Cerchiamo di analizzare e di prendere in carico con il cuore ogni caso segnalato sul territorio: siamo aperti, senza focalizzarci solo su determinati tipi di necessità.

Come è strutturata Piramis Onlus?

Non ha dipendenti, nessuno è retribuito: siamo tutti volontari, proprio per il desiderio di dare valore alla logica sociale da cui nasce questa realtà. Crediamo fortemente nelle potenzialità dell’aiuto reciproco. Come nella lotta alla povertà. Sul nostro territorio le famiglie bisognose con bambini ci sono, e sono numerose. Così, per esempio, nel periodo natalizio abbiamo dato il nostro sostegno, travestendoci da Babbo Natale e consegnando a 20 famiglie pacchi dono con beni di prima necessità e giochi per bambini.

Come giudica la recente riforma del Terzo settore?

La considero una misura assai importante, che riguarda più di 300mila organizzazioni associative, cooperative e di volontariato, nelle quali sono coinvolti oltre 6 milioni di cittadini che dedicano tempo all’impegno non profit. È una riforma da accogliere positivamente, perché per la prima volta si definisce per legge cosa è Terzo settore, uscendo dalle formule sociologiche. E accolgo molto favorevolmente anche le novità per agevolare il 5 per mille: si allarga la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale, proponendo un meccanismo di erogazione più veloce e strumenti di trasparenza che aiutano a rendere conto ai cittadini di come gli enti impiegheranno le risorse ricevute.

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