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Impresa e Artigiani

AZIENDA-ITALIA / Capitale umano, innovazione e sostenibilità: la logistica è a una svolta strategica

La logistica in Italia è a un punto di svolta e l'esperienza internazionale dice che può resistere solo la capacità d'investimento e innovazione del comparto Contract. di RENZO SARTORI

Renzo Sartori, presidente di Number1 e vicepresidente AssologisticaRenzo Sartori, presidente di Number1 e vicepresidente Assologistica

Il mercato della logistica conto terzi in Italia si divide in due diversi approcci, quello del Commodity Outsorcing e quello della Strategic Contract Logistics: il primo si manifesta quando si decide di affidare all'esterno solo alcune attività "elementari" con l'obiettivo primario di avere un vantaggio economico nel breve periodo, il secondo è tipico di quei soggetti che decidono di affidare ad un operatore l'intera gestione logistica.

In questo secondo caso, la committenza si aspetta di interagire con un operatore che possa proporre idee e progetti, che dimostri costantemente il proprio know how con una strategia di continuous improvement attraverso cui condividere efficienze, sia di servizio che di pricing. Questa è l'ottica e la strategia che Number1 persegue da anni e che cerca di diffondere e comunicare sul mercato del largo consumo in Italia sia con la propria attività commerciale che con l'organizzazione di Roadshow tematici in diverse città in Italia.

A dimostrazione di ciò, solo in questi ultimi anni, Number1 ha voluto investire sensibilmente in innovazione, sostenibilità e persone con l'obiettivo primario di portare valore ai propri clienti al suo mercato target: penso all'investimento di 10 milioni di euro che tra il 2018 e il 2019 ci porterà ad acquistare 130 nuovi trattori sia euro 6 che a Gas metano liquido (LNG), alla linea robotizzata con braccia antropomorfe per la formazione e il riempimento di espositori destinati alla GDO, alla diffusione di un app nella nostra flotta di trasporto per l'esitazione delle consegne in real time, senza dimenticare il progetto della segnacollatura dei rifornimenti massivi ai nostri transit point; tutto questo negli ultimi due anni con un grande investimento anche in risorse umane, che ci ha portato ad inserire in azienda alcune decine di brillanti neolaureati oltre che qualche risorsa fortemente specializzata con cui affrontare la sfida del mercato che impone la capacità di proporre sempre più una logistica tailor made.

Ma a questo punto la domanda da porsi è se il mercato italiano è pronto per questo tipo di approccio della terziarizzazione logistica: la committenza quindi riconosce questo sforzo? Ritiene che quello descritto sopra sia un elemento distintivo? Oppure nei fatti cerca solo la strada più breve per ottenere un vantaggio di prezzo, senza dare importanza ai servizi a valore aggiunto che derivano per esempio da innovazione o da sustainable pratices? Se fosse così, purtroppo il settore della logistica in Italia è destinato a "morire", dal momento che non si riuscirà a "creare mercato" e determinare una corretta concorrenza tra i diversi attori: le marginalità degli operatori logistici continueranno ad essere molto bassi e non permetteranno così di investire e di portare e creare valore. Si rischierà quindi di continuare ad operare in un mercato non sano, dove tutti dovrebbero poter investire, sia la committenza che i 3PL. E a questo punto non ci si deve scandalizzare quando emergono purtroppo ancora diversi casi di forniture "spurie", lontane dalle logiche e dalle regole imposte dai CCNL.

Per ultimo non voglio dimenticare che se questa è la strada, continueremo a perdere la battaglia con gli operatori logistici europei: quando il mercato avrà recepito che la guerra sul prezzo è una scorciatoia rischiosa e non la strada che porta a sviluppo ed efficienza, probabilmente vedremo qualche multinazionale italiana nel mondo della logistica!

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