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lunedì 1 marzo 2010
È interamente leggibile sul sito di Diesse il numero 13 della rivista LineaTemponline.
In questo numero della rivista è presente un dossier, curato da Andrea Caspani e Paolo Zara, dedicato alla Prima Guerra Mondiale: “Si spengono i lumi su tutta l’Europa… Per ricordare ‘l’inutile strage’”.
I contributi presentati documentano l’esito di un progetto realizzato da due scuole milanesi, l’Istituto Superiore “Fabio Besta” e il Liceo Classico “Giosue Carducci”.
L’iniziativa è stata mossa dall’esigenza di far incontrare i giovani con lo “spessore umano” di un nodo della nostra storia veramente decisivo per la comprensione dell’intero sviluppo del Novecento.
Si sono così realizzati due incontri, nel primo dei quali Gian Enrico Rusconi, storico e docente di Scienza politica all’Università di Torino ha affrontato il tema delle radici del conflitto, Andrea Caspani, direttore della rivista “Lineatemponline", ha focalizzato i cambiamenti a vario livello indotti dal conflitto e, infine, Andrea Saccoman, storico e ricercatore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha approfondito la drammatica eredità della guerra e gli errori che hanno caratterizzato la conferenza di pace di Parigi.
Agli inizi del secolo scorso, infatti, sembrava, almeno alle élites “illuminate” del periodo, che veramente si stesse realizzando in Occidente una “belle époque”, caparra di un futuro pacifico e aperto a un crescente benessere per tutte le classi sociali, da estendere progressivamente in tutte le parti del mondo.
Questo era il mito politico-culturale del liberalismo scientista vincente nei moderni Stati-Nazione dell’Occidente: la costruzione di una storia “a misura d’uomo” (in quanto ormai liberi
dalle ipoteche del condizionamento delle religioni e delle tradizioni passatiste), caratterizzata da uno sviluppo economico e tecnologico senza precedenti, in un contesto di rapporti internazionali relativamente pacifici; una visione in cui si riteneva che la diffusione di metodologie scientifiche di analisi sociale e le conseguenti leggi a indirizzo sociale avrebbero gradatamente e pacificamente colmato le ingiustizie socio-economiche della prima industrializzazione.
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