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giovedì 31 dicembre 2009
Un cenone di 24 portate e poi lo zampone e le lenticchie dopo il brindisi di mezzanotte. Ci sono tutti i classici dal voul au vent ai gamberetti in salsa rosa; dal salmone alle pennette agli scampi e l'ultima portata dopo i secondi sono i peperoni con la bagnacauda, un vero e proprio digestivo (!?). E' uno dei tanti cenoni di Capodanno pubblicizzati sui giornali alla modica cifra di 60 euro. Ma ha ancora senso tutto questo? Oppure siamo rimasti fermi al dopoguerra, ai modelli del mangiare tanto per esorcizzare la fame, ma se oggi c'è una guerra è quella contro il disordine che noi stessi abbiamo creato in una società ipernutrita, grassa e senza tante idee. Il Cenone di Capodanno mette così in risalto altre contraddizioni. Il primo è lo spreco, giacché non tutti sono in grado di sopportare i cenoni di una volta. E davvero non ha senso tutta questa quantità. Il secondo è la solitudine, perché anziché proporre momenti di festa, si invita a stare a tavola per ore, masticando. Ed è una noia. Il terzo aspetto sono gli asparagi e le fragole, che sono la cartina di tornasole di tutti questi menu votati solo alla quantità, all'abbondanza, che infilano una serie di prodotti che nulla hanno a che vedere con la stagionalità.
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