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L'infarinata

SCENARIO/1. Le toghe provano il “golpe”: ecco come Napolitano tenta di impedirlo

Renato Farina


sabato 28 novembre 2009


Invece di fare l’arbitro di una possibile guerra civile, Napolitano ha scelto di impedirla. Queste ultime settimane hanno infatti visto un’accelerazione spaventosa delle pratiche di procure estremiste mosse dalla volontà di stabilire il primato della magistratura sul potere legislativo e su quello esecutivo. Una vecchia storia, che aveva avuto prima di questo 2009 la sua acme negli anni dal 1992 al 1994. Allora la brigata dei pm di Milano, radunata intorno al nome autocelebrativo di Mani pulite, riuscì a dominare la politica, decidendo la sorte dei governi. Al momento decisivo però dovette mettere nel cassetto i propri disegni di potere perché il popolo sovrano, quando si trattò di votare, decise in modo diverso da quanto preventivato dalle toghe. Traduco: il pool di Tangentopoli voleva portare i comunisti al governo, dopo averli salvati dal naufragio che travolse Dc e Psi. Arrivò inaspettatamente Berlusconi, e vinse. Al che i medesimi magistrati non gliel’hanno perdonata.

C’è chi dice gli abbiano cucito su misura 109 processi, i minimizzatori scendono a 19. Ma di certo contro di lui ha agito “Toga continua”. Essa - Toga continua - ha avuto il supporto di editori e giornalisti che, grazie a questo lavoro da portavoce e amplificatore adulatorio e turibolante degli amici pm, ha avuto una carriera sontuosa e ha sentito i propri polpastrelli vellicare il potere vero. Alcuni di questi magistrati sono entrati in politica per fare da perfetta eco alle decisioni del sinedrio di questa autentica casta (anzi, precisiamo, della sua ala politicizzata ed egemone), che non è stata eletta da nessuno, ma si ingrandisce e alimenta per cooptazione, senza controllo dei cittadini elettori.

 

 

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Ora in questo 2009 le bombe a orologeria disseminate in questi anni e fin qui evitate da Berlusconi - anzi, diciamo meglio, da chi è stato votato dal popolo - hanno cominciato a esplodere, e se ne preparano di più grosse. Sono parlamentare, e da settimane i colleghi dell’Italia dei valori non fanno mistero di godere di informazioni riservate avute dai loro amici e colleghi pm, i quali sostengono essere assai prossima l’incriminazione del premier per concorso esterno alla mafia, mentre altre accuse sorgono come funghi in un’abetaia, e sul piano internazionale l’Italia è sbeffeggiata per questa sua ostinata determinazione di strapparsi le viscere da sola. Meschini interessi editoriali e finanziari contano di ricavare benefici dallo sconquasso, e persino alleati delle forze di governo sperano di infilarsi nel cataclisma per raccattare qualche moneta d’oro.

C’è un piccolo particolare: tutto questo tramestio mosso ufficialmente dall’amore della giustizia è un golpe. Infatti per cogliere il proprio scopo questa banda di austeri moralisti deve lacerare il cuore della democrazia: deve cioè porsi sopra la volontà del popolo sovrano; esibire un potere che si pretende superiore a quello che l’articolo 1 della nostra Costituzione descrive così: “la sovranità appartiene al popolo”; non dice ai tre poteri, esecutivo-legislativo-gudiziario. Dice: al popolo. E il popolo si esprime con il voto. Il primato della democrazia, la sua natura consiste nell’equilibrio dei poteri regolato da quell’ago che è custodito nella cabina elettorale. Il capo dello Stato è il custode dell’unità nazionale, vigila sulla essenza della democrazia; Per questo con un intervento ammirevole ieri ha ristabilito la gerarchia dei valori repubblicani quanto alla gestione del bene comune.

Trascrivo queste parole persino con una certa emozione: “Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare”. Ovvio: le parti in conflitto devono evitare reciproche provocazioni moderando il linguaggio. Ma la frase appena citata fornisce la chiave per interpretare un’epoca e per serrare a doppia mandata ai rapinatori togati l’accesso alla stanza del tesoro democratico.

 

 



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COMMENTI
30/11/2009 - basta un " avviso di garanzia " (attilio sangiani)

il lettore Manzi sembra ignorare che nel 1992-93 sono bastati alcuni " avvisi " dei P.M. di Milano a distruggere partiti,come il P.S.I. e la D.C. e che il processo ad Andreotti è durato a lungo,con un nulla di fatto. Ma è bastato l'inizio,unitamente agli "avvisi " di Milano contro PSI e DC,per impedirgli di essere eletto Presidente della Repubblica. Al suo posto è stato eletto Oscar Luigi Scalfaro,che,per l'occasione,da "anticomunista" rigoroso e convinto si è convertito ad "utile idiota" fiancheggiatore del P.C.I.,per scampare agli "avvisi" di Milano. Chi non ricorda il messaggio a reti unificate,con il quale Scalfaro esclamò "....io non ci sto ..." ?

 
30/11/2009 - Kamasutra politici (spadon gino)

Mi permetto di segnalare quanto segue per mostrare in quale ginepraio si muova il nostro Presidente della Repubblica. E noto a tutti che da parecchio tempo i media non mancano di ipotizzare, in modo più o meno velato, pericolosi intrecci di Berlusconi con la mafia. E'altrettanto noto che in internet si trovano congetture su una condotta non specchiata da parte della signora Mussolini. Ciò non toglie che a sbattere perentoriamente in prima pagina la notizia di Berlusconi "indagato per mafia" e della signora Mussolini sospetta di scappatelle extra coniugali, sono stati il "Giornale" e "Libero" cioè due giornali strettamente legati a Berlusconi e alla sua famiglia. Il che fa supporre che i direttori di questi due giornali abbiano deliberatamente dato una falsa notizia con questi tre obbiettivi: a) provocare la "legittima" indignazione (concordata!) di Silvio Berlusconi e di Alessandra Mussolini; b) suscitare il disgusto dei lettori stanchi di pettegolezzi presto pubblicati e presto smentiti; c) convincere tutti che qualunque cosa si dica di Berlusconi e di chi gli ruota intorno è del tutto falsa. Chi ha detto che a pensar male....? (Gino Spadon)

 
28/11/2009 - mi chiedo... (Enrico Manzi)

Mi chiedo sommessamente, di fronte a tanta vantata capacità di giudizio, da modesto operatore, da "meccanico" del diritto appartenente a questa casta diabolica, se proprio la storia di questi anni non dimostri che il potere (pardon, l'ordine) giudiziario, per la sua estrema frammentazione, per la possibilità che un giudizio venga vagliato in almeno tre gradi (facciamo pure quattro per i processi con la udienza preliminare) non sia la più patente smentita della possibilità di compiere dei golpe. In fondo il processo più importante celebrato (e mai evitato!), quello al Sen. Andreotti, è finito come sappiamo. Se domani i p.m. e magari i tribunali dipendessero dagli unti del Signore, come se costoro fossero dotati di un crisma divino avvallato dalle elezioni, invece...beh forse rischieremmo di cadere nei ben tristi casi dei p.m. e dei tribunali di Stalin o del Terrore rivoluzionario (quello vero). Quelli dipendevano dall'esecutivo ed erano molto veloci, casi davvero esemplari di processo "breve". Ci sarà ancora un giudice a Berlino...?