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LEGGE CACCIA/ Anche Checov ringrazia il senso di responsabilità della politica

Alla Camera, grazie a un voto trasversale, è passato un emendamento che blocca la “caccia selvaggia”. RENATO FARINA ci racconta come è stato possibile raggiungere questo successo

Caccia_DivietoR375.jpg(Foto)

È stata dura, ma alla fine ha vinto il buon senso, senza vincolo di partito e di governo, basandosi sulle convinzioni, e finalmente mettendo fuori gioco i trucchi. Non è stato indolore. Parlo di caccia. Cavour sosteneva che toccare la caccia era un modo sicuro per far cadere i governi. Com’è noto gli uccelli non votano, i cacciatori e chi fabbrica fucili, sì. E dunque si è inevitabilmente condizionati da lobby, legittime ma molto brave a dir bugie per i propri interessi.

 

C’era in ballo l’articolo 43 della legge cosiddetta comunitaria, che trasferisce nell’ordinamento italiano le regole provenienti dall’Unione Europea. Si trattava stavolta di recepire la direttiva europea la quale ha come obiettivo la salvaguardia della fauna, dell’habitat, implicando perciò regole precise per l’attività venatoria.

Non c’era di mezzo un no radicale alla caccia, una divisione tra partiti ideologici, ma qualcosa che attiene alla civiltà, su cui non dovrebbero eccepire neanche i cacciatori. Occorreva impedire il permesso di abbattere certe specie di uccelli nei periodi in cui volano verso i luoghi dove nidificare, nel tempo della costruzione del nido, della riproduzione e cura delle creature appena nate. Su faccende come queste non c’è bisogno di essere nemici delle sparatorie ai cigni e ai fringuelli, basta avere un minimo di rispetto per se stessi.

Una faccenda chiara, limpida, impossibile non vedere la ragionevolezza di questa legge. Invece è stato necessario battersi. Cos’era successo: al Senato avevano vinto le associazioni venatorie estremiste. Le quali avevano consentito a trasferire la materia alle regioni per allargare indefinitamente i periodi dove consentire l’uso della doppietta.

La cosa avrebbe provocato, se confermata alla Camera, due effetti: un danno enorme alle specie più indifese; multe salate da Bruxelles per l’evidente aggiramento delle norme. Ce ne sarebbe un terzo di effetto: la perdita - per chi vuole apprezzarla - della dignità del cacciatore, un’attività che mi ostino a ritenere qualcosa di nobile se c’è di mezzo una sovrabbondanza di una specie animale, e se c’è una partita leale tra l’uomo con il fucile e l’altra creatura.

Isidoro Gottardo, friulano, ha cercato una via d’uscita, che non fosse una mediazione, ma tenesse presente le regole del realismo politico e quelle del bene comune. Ha detto in aula di aver tenuto presente l’insegnamento di Benedetto XVI sulla nostra responsabilità: “La custodia del creato è un importante fattore di pace e di giustizia”. È l’“ecologia umana”.

In una prima fase erano passate modifiche blande. La Lega premeva per dare più possibile cartucce ai fucili. Sembrava in dirittura d’arrivo che dovessero vincere loro. Infine i rapporti di forza sono cambiati, grazie a un dialogo serrato, alla disponibilità di molti a rimettere in discussione le proprie convinzioni basate su notizie d’importazione acritica.

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COMMENTI
22/04/2010 - Vita (silvia fiorucci)

questo aticolo, delicato e profondo, è una meravigliosa difesa della famiglia (della vita)!

 
21/04/2010 - Lodi a Checov ! (Antonio Servadio)

Ricordo il mio antico nonno, uomo molto attivo, amante della natura e da sempre cacciatore dilettante, quando lesse il libretto per bambini "Cipì", di Mario Lodi. Piangeva (mai visto prima). Smise di andare a caccia. "Cipì" si basa sulle genuine annotazioni fatte dai ragazzini di una piccola scuola di campagna circa la semplice vita dei passeri da loro scoperti sui tetti, in orti e cortili vicino alla scuola. Protagonisti del racconto sono Cipì e la sua compagna Passeri, un gatto, una margherita-poeta, altri passeri, poi anche farfalle, il sole, le nuvole etc. Meraviglia delle cose semplici ma vere.