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COSSIGA/ Oltre lo statista, il ricordo di un uomo alla ricerca della verità

E' scomparso oggi Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica. RENATO FARINA ne traccia il ricordo, al di là del personaggio politico e delle cariche che aveva rivestito

Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)

Il viso ha ritrovato pace. Da tanto tempo il suo sorriso così bello si raggrinziva, era perennemente turbato. Le sue battute e le sue contumelie da morir dal ridere, le sue esplorazioni terrificanti della storia italiana e dei suoi segreti, non davano requie a lui stesso. Aveva un solo punto dove si riposava: annegando nell’abbraccio trinitario di amici cristiani. Un tempo papa Karol Wojtyla (è l’uomo di Stato che lo ha incontrato ufficialmente più spesso: ventitré volte, ma qualcuna l’hanno cancellata per non esagerare) e don Luigi Giussani. Oggi Benedetto XVI. Gli era amico da cardinale, ma un Papa – diceva Cossiga – può avere amici solo altri cardinali, e si sentiva in questa confessione un po’ di amarezza. Ma soprattutto di desiderio.

Aveva le stampelle, non stava in piedi, Cossiga, il 24 marzo del 2007 quando il Papa volle incontrare in San Pietro i ciellini. Andai a prenderlo di mattino presto in casa, e stava male, faceva freddo e non sarebbe dovuto uscire, pioveva a dirotto. Invece volle esserci e come un ragazzino si buttò in ginocchio davanti al Papa per prendere la sua benedizione. Aveva una sete tremenda di grazia. Era un mendicante bambino, lui che è stato uno degli uomini che sulla terra ha raccolto più cariche e titoli, più amicizie e onori. Era uno degli uomini al mondo meglio dotato di relazioni e più conosciuto e stimato a destra e a sinistra, in America e in Cina. Ma non era niente tutto questo sfavillio dinanzi al destino, senza Cristo vivo. Senza che Cristo gli potesse perdonare la morte di Moro, del quale lui mi disse ancora poco tempo fa con un sorriso che non dissimulava un bel niente tranne il dolore più grande del mondo e del sopramondo: “L’ho condannato a morte!”.


COMMENTI
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (2) (celestino ferraro)

Anche quando Andreotti, presidente del Consiglio, gli rifiutò di controfirmare il messaggio che Francesco volle inviare al Parlamento, delegittimandolo costituzionalmente, Cossiga picconò incurante delle frane che il suo picconare avrebbero provocato. Ebbe un “cursus honorum” prestigioso, prestigiosissimo: mai nella polvere, sempre sugli altari. Anche quando si trasferì al Palazzo dei Marescialli, al C.S.M. portandosi appresso mobili e carabinieri, fu di una estrosità plateale e il povero Galloni (Vice al CSM) fu estromesso dalla carica senza troppi complimenti. Un colpo di GLADIO ( Stay Behind) del quale Francesco era un gladiatore. Un uomo di Stato? In che e in cosa quest’uomo di Stato ha illustrato la Patria? Le sue bizze vanno considerate gesti ponderati di uomo di Stato? Non ci mancano esempi illustri di “Uomini di Stato” che hanno orgogliosamente magnificato la Patria. Un uomo bizzarro, lasciava credere che fosse al corrente dei più controversi misteri della Repubblica: ci prendeva in giro. Non credo che se fosse stato veramente al corrente di una delle tante ignominie della storia d’Italia, ce le avrebbe nascoste: non aveva l’habitus sherlockiano. La sua fama si reggeva su questa ipotetica segretezza di cui si faceva garante ostentandone gli intrecci. Un uomo probo, onesto, dai nobili sentimenti, ma anche un giocatore che fino all’ultimo ha bluffato. Francesco: “Che la terra sia per te leggera”. Verrà inumato a Sassari, ma avrebbe preferito il Pantheon.

 
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (celestino ferraro)

Un personaggio pirandelliano di EUGENIO SCALFARI SE si eccettuano Ciampi e Andreotti, non ci sono stati altri in Italia che abbiano avuto un "cursus honorum" così altisonante come quello di Francesco Cossiga: fu sottosegretario alla Difesa con delega sui Servizi, ministro dell'Interno, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica. …………………………………………………………………………………………………………………… Non vorrei che mi si giudicasse un bastian contrario per originalità, penso Di Francesco Cossiga, compagno di strada di questo nostro lungo viaggio di vita, tutte le cose buone (“De mortuis nil nisi bonum”) che si devono ai morti, ma questo non può esimermi dal dire di lui tutte quelle verità che, in vita, han fatto di lui “’O Scapricciatiello” (“Picconatore”) della Repubblica. Non c’era comparsa pubblica dell’ottimo Cossiga che non fosse coronata da battute ammiccanti, compiacenti, che rendevano lui euforico e gli astanti increduli sulla verità mimetizzata fra i sarcasmi dell’Emerito. Eterodosso, strambo, estroso, pazzoide, egoista, bugiardo, politicante, machiavellico, cinico, tutti atteggiamenti ben esternati che gli conferirono quell’alone sacerdotale che l’autorizzavano a interpretare e sfogliare gli annosi e lacrimosi tomi di questa Repubblica. Era il Priore di questo MONASTERO e se ne vantava certo di non potere essere contraddetto. Era anche il Cicerone delle Catilinarie e se ne fregò ostentatamente dell’impeachment quale intesero sottoporlo i comunisti

 
18/08/2010 - Bellissimo (Pierluigi Piccinini)

Commovente. P.S. certo che è un vero peccato che Farina non possa più scrivere

 
18/08/2010 - Ringraziamento (Andrea Campisi)

Ringrazio Renato Farina per lo stupendo ricordo del presidente