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COSSIGA/ Oltre lo statista, il ricordo di un uomo alla ricerca della verità

Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)

Sto condividendo qui il ricordo più forte e bello che ho del presidente Cossiga. Il suo essere l’essenza concreta dell’uomo europeo. Un uomo che è stato duemila anni fa greco e poi ebreo e cristiano. È stato travolto dalla modernità, si è aggrappato al cattolicesimo liberale di Rosmini e Newman. Ha sentito il peso di un moralismo insopportabile, infine il suo dovere di statista. La solitudine. Il monachesimo finale nella memoria amica di don Gius, Giovanni Paolo e Benedetto.


Un aspetto poco conosciuto è quello del suo affetto e della sua santa invidia per don Giussani. Desiderava avere la sua fede, gli obbedì nella scelta decisiva della sua esistenza; matto com’era avrebbe voluto acciambellarsi ai suoi piedi come il Gatto Mammone che si figurava essere per respirare lo stesso tepore della Santa Trinità ardente nel cuore di don Gius. (Uno così non si può non amare, anzi non si poteva non amare, bisogna usare il tempo passato adesso che è morto, ma non mi rassegno, non è giusto, ci dev’essere un’altra giustizia che fa risorgere dai morti).


Non mi intrattengo sul politico e sulla sua idea di politica. Lo faranno molto meglio altri. Mi interessa trasmettere la sua tenera e fanciullesca fede, lui che è stato uno degli uomini di Stato più colti del mondo. Era complicato nella testa, anche nella teologia aveva idee profonde e molto ingarbugliate esposte con perfezione dottrinale. Ma era evidente che non si vive di dottrina, ma di amicizia cristiana, la quale scioglie il cuore nell’Amore. Ecco l’amicizia che lui ha avuto la generosità di accordarmi ha avuto questo segno: in tutto, anche gustando del caffè o del gelato, del vino o un passo di poesia, o c’entra il cuore della realtà, il suo significato, oppure tutto è vanità. E per me, ma anche per lui – ha chiesto di iscriversi alla Fraternità di Comunione e Liberazione - don Giussani, la sua persona vivente anche dopo il suo trapasso, era il segno efficace di Dio nel mondo, di una felicità possibile anche ora, nonostante la nostra miseria, anzi esaltata ancora di più nella sua gratuità dalla nostra meschinità traditora.
 


COMMENTI
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (2) (celestino ferraro)

Anche quando Andreotti, presidente del Consiglio, gli rifiutò di controfirmare il messaggio che Francesco volle inviare al Parlamento, delegittimandolo costituzionalmente, Cossiga picconò incurante delle frane che il suo picconare avrebbero provocato. Ebbe un “cursus honorum” prestigioso, prestigiosissimo: mai nella polvere, sempre sugli altari. Anche quando si trasferì al Palazzo dei Marescialli, al C.S.M. portandosi appresso mobili e carabinieri, fu di una estrosità plateale e il povero Galloni (Vice al CSM) fu estromesso dalla carica senza troppi complimenti. Un colpo di GLADIO ( Stay Behind) del quale Francesco era un gladiatore. Un uomo di Stato? In che e in cosa quest’uomo di Stato ha illustrato la Patria? Le sue bizze vanno considerate gesti ponderati di uomo di Stato? Non ci mancano esempi illustri di “Uomini di Stato” che hanno orgogliosamente magnificato la Patria. Un uomo bizzarro, lasciava credere che fosse al corrente dei più controversi misteri della Repubblica: ci prendeva in giro. Non credo che se fosse stato veramente al corrente di una delle tante ignominie della storia d’Italia, ce le avrebbe nascoste: non aveva l’habitus sherlockiano. La sua fama si reggeva su questa ipotetica segretezza di cui si faceva garante ostentandone gli intrecci. Un uomo probo, onesto, dai nobili sentimenti, ma anche un giocatore che fino all’ultimo ha bluffato. Francesco: “Che la terra sia per te leggera”. Verrà inumato a Sassari, ma avrebbe preferito il Pantheon.

 
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (celestino ferraro)

Un personaggio pirandelliano di EUGENIO SCALFARI SE si eccettuano Ciampi e Andreotti, non ci sono stati altri in Italia che abbiano avuto un "cursus honorum" così altisonante come quello di Francesco Cossiga: fu sottosegretario alla Difesa con delega sui Servizi, ministro dell'Interno, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica. …………………………………………………………………………………………………………………… Non vorrei che mi si giudicasse un bastian contrario per originalità, penso Di Francesco Cossiga, compagno di strada di questo nostro lungo viaggio di vita, tutte le cose buone (“De mortuis nil nisi bonum”) che si devono ai morti, ma questo non può esimermi dal dire di lui tutte quelle verità che, in vita, han fatto di lui “’O Scapricciatiello” (“Picconatore”) della Repubblica. Non c’era comparsa pubblica dell’ottimo Cossiga che non fosse coronata da battute ammiccanti, compiacenti, che rendevano lui euforico e gli astanti increduli sulla verità mimetizzata fra i sarcasmi dell’Emerito. Eterodosso, strambo, estroso, pazzoide, egoista, bugiardo, politicante, machiavellico, cinico, tutti atteggiamenti ben esternati che gli conferirono quell’alone sacerdotale che l’autorizzavano a interpretare e sfogliare gli annosi e lacrimosi tomi di questa Repubblica. Era il Priore di questo MONASTERO e se ne vantava certo di non potere essere contraddetto. Era anche il Cicerone delle Catilinarie e se ne fregò ostentatamente dell’impeachment quale intesero sottoporlo i comunisti

 
18/08/2010 - Bellissimo (Pierluigi Piccinini)

Commovente. P.S. certo che è un vero peccato che Farina non possa più scrivere

 
18/08/2010 - Ringraziamento (Andrea Campisi)

Ringrazio Renato Farina per lo stupendo ricordo del presidente