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COSSIGA/ Oltre lo statista, il ricordo di un uomo alla ricerca della verità

Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)Francesco Cossiga (Foto Imagoeconomica)

Cossiga mi raccontò che fu Aldo Moro a indirizzarlo da don Giussani. Mi disse: «Ho conservato da qualche parte l’angolo di giornale dove segnò i numeri di telefono di Giussani e Formigoni, dicendomi, anzi ordinandomi di chiamarli e di incontrarli. Nel 1976 si era assunto in prima persona l’onere di condurre, pur essendo presidente del Consiglio, la campagna elettorale che minacciava di essere quella del sorpasso. Diceva che gli unici a capire il senso autentico di quello che poteva accadere erano loro, Giussani e Formigoni: e mi mandò da loro».


Quando Moro fu assassinato, Cossiga si ritirò da tutto. Voleva chiudere con la vita pubblica. Andò da don Giussani e gli chiese consiglio. Don Giussani, sempre discretissimo, quella volta lo aiutò a decidere per il rientro in politica, era la sua vocazione…
 

Ricordo ancora quando nell’ottobre del 2005 a Desio si inaugurava la piazza don Giussani, il paese natale. Nessuno credeva che sarebbe arrivato. Invece venne, e tenne un discorso bellissimo sotto la pioggia sferzante, con una bronchite che lo strozzava. Era così, Francesco Cossiga. Amava il Meeting. Indossò da presidente della Repubblica la maglietta dei militanti, spiritoso e serissimo: ci credeva.
 

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COMMENTI
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (2) (celestino ferraro)

Anche quando Andreotti, presidente del Consiglio, gli rifiutò di controfirmare il messaggio che Francesco volle inviare al Parlamento, delegittimandolo costituzionalmente, Cossiga picconò incurante delle frane che il suo picconare avrebbero provocato. Ebbe un “cursus honorum” prestigioso, prestigiosissimo: mai nella polvere, sempre sugli altari. Anche quando si trasferì al Palazzo dei Marescialli, al C.S.M. portandosi appresso mobili e carabinieri, fu di una estrosità plateale e il povero Galloni (Vice al CSM) fu estromesso dalla carica senza troppi complimenti. Un colpo di GLADIO ( Stay Behind) del quale Francesco era un gladiatore. Un uomo di Stato? In che e in cosa quest’uomo di Stato ha illustrato la Patria? Le sue bizze vanno considerate gesti ponderati di uomo di Stato? Non ci mancano esempi illustri di “Uomini di Stato” che hanno orgogliosamente magnificato la Patria. Un uomo bizzarro, lasciava credere che fosse al corrente dei più controversi misteri della Repubblica: ci prendeva in giro. Non credo che se fosse stato veramente al corrente di una delle tante ignominie della storia d’Italia, ce le avrebbe nascoste: non aveva l’habitus sherlockiano. La sua fama si reggeva su questa ipotetica segretezza di cui si faceva garante ostentandone gli intrecci. Un uomo probo, onesto, dai nobili sentimenti, ma anche un giocatore che fino all’ultimo ha bluffato. Francesco: “Che la terra sia per te leggera”. Verrà inumato a Sassari, ma avrebbe preferito il Pantheon.

 
18/08/2010 - UN PERSONAGGIO PIRANDELLIANO (celestino ferraro)

Un personaggio pirandelliano di EUGENIO SCALFARI SE si eccettuano Ciampi e Andreotti, non ci sono stati altri in Italia che abbiano avuto un "cursus honorum" così altisonante come quello di Francesco Cossiga: fu sottosegretario alla Difesa con delega sui Servizi, ministro dell'Interno, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica. …………………………………………………………………………………………………………………… Non vorrei che mi si giudicasse un bastian contrario per originalità, penso Di Francesco Cossiga, compagno di strada di questo nostro lungo viaggio di vita, tutte le cose buone (“De mortuis nil nisi bonum”) che si devono ai morti, ma questo non può esimermi dal dire di lui tutte quelle verità che, in vita, han fatto di lui “’O Scapricciatiello” (“Picconatore”) della Repubblica. Non c’era comparsa pubblica dell’ottimo Cossiga che non fosse coronata da battute ammiccanti, compiacenti, che rendevano lui euforico e gli astanti increduli sulla verità mimetizzata fra i sarcasmi dell’Emerito. Eterodosso, strambo, estroso, pazzoide, egoista, bugiardo, politicante, machiavellico, cinico, tutti atteggiamenti ben esternati che gli conferirono quell’alone sacerdotale che l’autorizzavano a interpretare e sfogliare gli annosi e lacrimosi tomi di questa Repubblica. Era il Priore di questo MONASTERO e se ne vantava certo di non potere essere contraddetto. Era anche il Cicerone delle Catilinarie e se ne fregò ostentatamente dell’impeachment quale intesero sottoporlo i comunisti

 
18/08/2010 - Bellissimo (Pierluigi Piccinini)

Commovente. P.S. certo che è un vero peccato che Farina non possa più scrivere

 
18/08/2010 - Ringraziamento (Andrea Campisi)

Ringrazio Renato Farina per lo stupendo ricordo del presidente