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CASO FINI/ Caro Berlusconi, ascolta Solzenicyn: "Una parola dolce rompe un osso"

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Il discorso di Gianfranco Fini di sabato sera, con asprezze inutili e accuse ancora ingiuste e offensive, però ha un aspetto che sarebbe stupido e irresponsabile buttar via. Compito di Berlusconi e del Pdl è oggi quello di far prevalere sul giustificabile istinto di rivalsa il valore assoluto del bene comune. Il bene comune impone oggi di governare. Di prendere con una mano il ditino magari incerto di Fini e di mettersi a realizzare i punti del programma che varrebbero da soli una legislatura. C’è un proverbio russo, citato da Solzenicyn, che dice: “Una parola dolce rompe un osso”. E qui c’è da spezzare l’osso del rancore.

Vediamo che cosa preme. Due capitoli sarebbero da scrivere presto. Il primo è quello di una riforma fiscale, che abbia per soggetti privilegiati: la famiglia; le piccole e medie imprese. Sono i protagonisti della rinascita possibile e della resistenza che il nostro Paese ha manifestato a differenza dei Paesi anglosassoni. E famiglia e piccole e medie imprese (Pim) hanno un destino intrecciato.

Il quoziente famigliare sarebbe un segno potente di attenzione alle esigenze dell’Italia profonda, la quale ha bisogno di essere ricostruita dalla sua cellula originaria, senza cui non può esserci benessere e speranza di futuro.

Sulle imprese: bisognerà mettere mano all’Irap, premiando il lavoro, e smettendo di srotolare tappeti rossi alla finanza. Qui Tremonti può dare libero corso alla sua genialità così legata alla tradizione cristiana delle sue terre.


 

 

 


COMMENTI
28/09/2010 - UNA PAROLA DOLCE ... (celestino ferraro)

Ma quale parola dolce dovrebbe pronunziare Cesare? E Otello, dovrebbe essere grato a Iago? CF