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giovedì 8 dicembre 2011
Perché in questi anni di trasformazioni economiche e politiche, “Don Giovanni” di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang A. Mozart piace al pubblico tanto da avere soppiantato, da circa un lustro, “Carmen” di Georges Bizet in quanto opera più rappresentata al mondo? I dati – si badi bene - non tengono conto delle due rappresentazioni quotidiane proposte a Praga (dove la “prima” si è tenuta il 29 ottobre 1787) in un teatro di marionette con la musica registrata. Parte della risposta è stata data su IlSussidiario.net del 6 dicembre interpretando il testo e la musica con gli strumenti della teoria dei giochi applicati alla politica ed all’economia. Ciò indica come il mito, ancorché, antichissimo sia attualissimo. Due anni fa, ad inaugurazione del festival di Aix en Provence, un’équipe di russi, giovani ma già affermatissimi (Dmitri Tcherniakov, Elena Zaitseva, Alexei Parin) e la direzione musicale di Louis Langrée alla guida della Freiburger Barockorchester (che utilizzava strumenti musicale d’epoca, ossia di fine Settecento) trasformava “il dramma giocoso” in un “ritratto di famiglia in un inferno” in una Russia degli anni del crollo di quella che fu l’Unione Sovietica. Non molto tempo fa alla Scala, Peter Mussbach (nel 2006 con la concertazione di Gustavo Dudamel e nel 2010 con quella di di Langrée) lo rendeva un cupo dramma di periferie violente. Le crinoline, le parrucche e anche la marionette si sono viste di recente nell’edizione di Franco Zeffirelli portata a Roma dal Metropolitan e in una produzione che ha girato con successo in teatri “di tradizione” veneti e marchigiani. Tuttavia, “Don Giovanni” parla di valori universali che meglio si comprendono se portati nel contesto attuale.L’edizione che ha inaugurato la stagione della Scala 2011-2012 non solamente porta la vicenda ai giorni d’oggi ma è chiaramente frutto di stretta collaborazione tra l’impostazione drammaturgica (regia di Robert Carsen, scene di Michael Levine, costumi di Brigitte Reiffenstuel, luci dello stesso Carsen e di Peter van Preat) e della direzione musicale di Daniel Barenboim. Ne risulta una grande integrità concettuale sia scenica sia musicale.
Mozart e Da Ponte si stanno rivoltando nella tomba...
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