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JUVENTUS-NAPOLI/ L'urlo di Hamsik e le lacrime di Lavezzi: gran finale per il film di Coppa targato De Laurentiis

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Marek Hamsik, suo l'acuto che ha chiuso il match (Infophoto)  Marek Hamsik, suo l'acuto che ha chiuso il match (Infophoto)

JUVENTUS-NAPOLI – Si sente quasi lo scricchiolio nell'aprire l'impolverata bacheca partenopea e riporci dentro il primo trofeo dell'era De Laurentiis. Giunture da oliare dopo anni di inferno, trascorsi nelle serie minori e lontano dai palcoscenici che contano. Si riparte dalla coppetta, come molti, negli scorsi anni, l'hanno soprannominata con un filo di presunzione. Si ripartirà dalla Supercoppa e da un preliminare di Europa League in meno, facendo affidamento su una squadra più rodata per il triplo impegno ed una panchina, si spera più lunga. Probabilmente si ripartirà con un Lavezzi in meno e qualche dubbio in più, da scacciare prontamente sul calciomercato. Si ripartirà da domani però, perché oggi un po' tutti vogliono gioire al termine di una stagione estenuante. Quella dell'Olimpico è infatti la 51esima partita stagionale, un record assoluto per la storia del Napoli. Il bilancio conclusivo è tutto sommato positivo con 24 vittorie, 14 pareggi e 11 sconfitte. Freddi numeri che non rendono fede all'altalena di emozioni vissute in questa annata. Il trionfo di Roma è il giusto coronamento ad un cammino del genere. Nell'ultima partita si tocca il picco più alto e si tira un calcio alle voci di calciomercato, almeno per un'altra brevissima giornata. La notte di Napoli non porta consiglio, ma solo felicità. Scivola sino all'alba con il bus scoperto ed una città in festa. E mentre il boato dell'Olimpico si affievolisce, quello della rotonda Diaz si sparge per tutta la città. Un carosello si riversa sulla A1, tratta Roma-Napoli. E della gara non restano che flash isolati ed indelebili. L'urlo di Hamsik. Che squarcia il cielo romano tingendolo d'azzurro. Le lacrime di Lavezzi. Sentite, vere, di chi vuole lasciare un bel ricordo prima dell'addio. La sofferenza di Gargano. Ranicchiato e nascosto, costretto ad osservare da fuori la partita. Cannavaro che solleva la coppa. Un'immagine resa significativa dai fischi e le contestazioni che sono spesso piovute sulla testa del capitano partenopeo nel corso degli anni. De Laurentiis che si copre il volto al momento del calcio di rigore. Sono tutti piccoli particolari. Particolari irrisori per piazze più abituate a vincere e meno calorose, ma che a Napoli diventano simulacri nei quali rispecchiare l'incontenibile gioia. Non è stato facile, anzi, ma a fare la differenza è stata la stessa caratteristica che ha lanciato la Juventus di Conte...



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