Rubriche
mercoledì 21 dicembre 2011
“La legge può modificare, peggiorandoli, i requisiti e i criteri di calcolo della mia futura pensione?” La domanda turba periodicamente gli italiani ormai da vent’anni (ricordate il blocco delle pensioni di anzianità e le altre misure introdotte dalla riforma-Amato del ‘92 ?), i quali, di fronte ad ogni nuovo intervento sulle pensioni, lamentano la lesione del proprio “diritto” di ricevere quanto spetterebbe, in base a “tutti i contributi che ho versato”.In realtà, se si considerano alcune fondamentali regole che presiedono al funzionamento del sistema pensionistico di base (la previdenza integrativa è altra cosa, e in questa sede non ce ne occupiamo), sull’esistenza e sulla portata di tale “diritto” c’è molto da discutere.
Si consideri, in primo luogo, che noi non paghiamo né pagheremo le nostre pensioni.
La previdenza di base, infatti, è gestita con il sistema a ripartizione, in forza del quale le pensioni attuali vengono pagate con i contributi dei lavoratori attualmente in forza. Quindi, i pensionati di oggi sono sostenuti dai lavoratori di oggi; i trattamenti di questi ultimi, a loro volta, saranno finanziati dai lavoratori di domani.
Questo sistema ha consentito di “salvare” il sistema pensionistico nel dopoguerra, quando il valore reale dei trattamenti – sino ad allora finanziati a capitalizzazione, e cioè con i soldi accantonati dagli stessi interessati, in modo simile a quanto oggi praticato per la previdenza integrativa – era stato praticamente annullato dalla svalutazione monetaria.
In tale nuovo sistema, le discipline delle pensioni (e delle assicurazioni sociali in genere) hanno sviluppato meccanismi che solo impropriamente possono essere paragonati a quelli delle assicurazioni private, in quanto non garantiscono la corrispettività tra i contributi versati dal singolo e il valore delle prestazioni dallo stesso ricevute.
I meccanismi assicurativi – sui quali pure, alla fine dell’ ‘800, si iniziò a costruire il sistema previdenziale – risultano, invero, ormai irrimediabilmente snaturati, in ragione delle modalità con le quali si è ritenuto di dover applicare il principio di solidarietà, che è uno dei “mattoni” sui quali si costruisce non solo la previdenza, ma l’intero nostro ordinamento giuridico e sociale.
E su questa piaga del cumulo, e del cumulo in nero, un peccato che nella dottrina cattolica viene annoverato tra i peccati che gridano al Cielo, in quanto defrauda del lavoro i bisognosi, nessuna iniziativa è stata attuata, e nemmeno pensata, da questi zelanti dottori chiamati al capezzale della moribonda economia nazionale: farisei che predicano bene ma razzolano male. Con questa iniqua manovra sulle pensioni ora i cittadini italiani non sono tutti uguali nei confronti del primo articolo della nostra Costituzione, che vede prioritario ed equo il valore del lavoro, e quindi delle pensioni, per tutti! E Napolitano? Approva! cesare barbadoro
A chi appoggia questo governo, un governo voluto dalla destra e dalla sinistra politica italiana per “lavarsene le mani”, un governo non legittimato dal popolo che parla tanto di equità e manovre innovative per il bene economico della nazione, ( solo economico, non sociale, culturale ed etico!), l'invito a riflettere e chiedo: che crimine hanno commesso migliaia di lavoratori onesti, e senza colpa, per essere condannati al lavoro forzato con 7 anni più di altri, di altri che già pur godendo di un trattamento pensionistico di gran lunga migliore, il retributivo, gli è anche permesso di far cumulo con più attività, senza penalità economica alcuna e rubare il lavoro ai giovani? In alternativa: che crimine devono commettere questi lavoratori per avere 7anni di galera pagati dallo Stato, con vitto e alloggio assicurati e senza l’obbligo dei lavori forzati? Ma non erano stati questi sapientoni bocconiani ad inventare i famosi "derivati" che hanno indefinibilmente indebitato tante amministrazioni pubbliche italiane? Moratti compresa. Una bella equità! Cesare Barbadoro
Quindi, per assurdo (ma mica tanto...), dato che ci viene detto che con i contributi di chi lavora oggi si pagano le pensioni attuali, potrebbe verificarsi che chi tra qualche anno maturerà (se ci arriva) il diritto di andare in pensione, potrebbe "godere" di un importo nettamente inferiore a quello degli attuali pensionati, pur avendo versato molti più contributi.... Signori, a qualcuno di voi questo sistema sembra avere un minimo di parvenza di equità? Io vedo solo un sistema truffaldino e clamorose disparità di trattamento, contro le quali si DEVE andare a combattere nei tribunali, e dovrà pagare chi queste clamorose iniquità ha consentito e anzi promosso. Sistema contributivo = i contributi sono di chi li versa, non dello Stato : questo il principio che deve passare, perchè la solidarietà non si fa con i soldi delle pensioni degli "altri".
L'avv. Nicolini si chiede se esista un limite alla potestà normativa dello Stato sulle pensioni. Ha concluso affermativamente identificando tale limite negli astratti criteri di ragionevolezza e proporzionalità, custoditi da un ufficio dello Stato, la Corte Costituzionale. Si tratta di limiti soggetti a valutazioni politiche o, per converso, tecniciste, e non invece riferite alla posizione in concreto dei soggetti che aspirano al trattamento pensionistico. Non stupisce allora l'unico commento che è stato finora ammesso che dice: "ve la rigirate come vi pare". Massimo Severo Giannini, tra i più autorevoli amministrativisti, distingue fra le funzioni invarianti dello Stato e le altre, che Sandulli identifica come funzioni di benessere. Può esserci utile tale distinzione? Vediamo. La prima regola del diritto è: pacta sunt servanda. I patti vanno rispettati. Questa affermazione presuppone che vi siano soggetti di grado assimilabile che concludono un patto. Nella materia della difesa del territorio nazionale può sussistere un patto che non sia esclusivamente pubblicistico e politico con e tra i cittadini? No. Il potere politico già rappresenta il patto tra i cittadini. Ma nei livelli di benessere personale, di reddito, del tempo per lavorare e per riposare? Mi pare difficile dire no. La scissione tra pagamento dei contributi e pensione è artificiosa e nega il patto implicito fatto con i cittadini e la libertà di concorrenza nella raccolta del risparmio.
"Dunque, l’affermazione per la quale la mia pensione è stata pagata dai miei contributi è errata, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista giuridico." A me sembra proprio che vi aggiustate tutto come vi pare. Infatti, chiedo : se l'affermazione di cui sopra corrisponde a verità, perchè allora la pensione mi viene pagata col metodo "contributivo"? E bèh, qua bisogna che vi decidete, ma il fatto è che ogni decisione qui è pensata e fatta solo per fregarci...
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