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Verso un modello partecipativo per la crescita del Paese

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Un secondo tema “caldo” è quello dell’individuazione di possibili semplificazioni, abrogazioni e ri-regolazioni di cui bisogna il diritto del lavoro italiano, nonché la definizione di un’area normativa derogabile dalle parti con intese e accordi collettivi. Si tratta di azioni che portano alla concretizzazione di quella riforma della disciplina lavoristica italiana che da più di un decennio è identificata con il nome di “Statuto dei lavori”, che potrebbe essere un Testo Unico del lavoro di carattere innovativo. Il Ministro Sacconi ha più volte ribadito che le parti sociali non possono non essere coinvolte in questo progetto e di conseguenza ha inserito questo argomento tra i temi toccati dalla lettera di ieri.

 

Anche il tema delle competenze, della formazione e del disallineamento scolastico ha trovato spazio tra le urgenze sottoposte all’attenzione di sindacati e datori di lavoro. Solo un’azione coordinata può determinare il successo di nuove misure di integrazione e raccordo tra sistema educativo di istruzione e formazione e mercato del lavoro. Lo dimostra l’esperienza dell’accordo per percorsi formativi in apprendistato per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione firmato lunedì da Regione Lombardia, MIUR e Ministero del Lavoro con il favore delle parti sociali.

 

Tra i punti all’ordine del giorno del 4 ottobre, ci sarà certamente il capitolo “partecipazione”. Dopo la consegna del Codice della Partecipazione, spetta ora alle parti sociali implementarlo e chiudere il tavolo specifico con delle ipotesi condivise di regolazione della materia da sottoporre alla attività parlamentare.

 

Da ultimo, la modulazione degli orari di lavoro allo scopo di incrementare la produttività e favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di vita, nonché la connessione tra salario e produttività (è di pochi giorni fa una circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate a riguardo della defiscalizzazione delle componenti di salario legate ad aumenti di produttività) sono ulteriori argomenti rispetto ai quali si confronteranno i protagonisti delle relazioni industriali italiane.

 

Si tratta, quindi, di un “menù” ricco quello che apparecchierà il tavolo del 4 ottobre. Ancor più corposo se si pensa ai tanti fatti dell’ultimo anno che hanno improvvisamente movimentato la vita delle relazioni industriali italiane (dalla riforma degli assetti contrattuali del 2009 alla “vicenda Pomigliano”). Sono tutte manifestazioni di un mondo che cambia velocissimamente e che certamente non si ferma ad aspettare chi rimane indietro.

 

La scelta che hanno davanti le parti sociali italiane (come quelle dell’intero mondo occidentale) è proprio questa: accelerare i cambiamenti e tenere il passo, o fermarsi, ostacolati da vecchie abitudini e consolidati pregiudizi, perdendo il contatto con quello sviluppo e quella crescita di cui parlano nella loro convocazione.

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