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Lavoro

SCENARIO/ 2. Bonanni (Cisl): tutte le imprese seguano la svolta di Marchionne

Bonanni_RossoR400.jpg(Foto)

L’unico strappo lo hanno fatto quelli che non hanno firmato quell’accordo. Non è stato toccato nessun diritto individuale o collettivo. Non dimentichiamo che anche dal punto di vista salariale i lavoratori guadagneranno circa 4000 mila euro lordi in più all’anno. La vicenda è poi di sicuro un segnale positivo di fiducia nei confronti del Mezzogiorno, la migliore risposta a una politica che si divide e fa fatica a cogliere gli interessi nazionali. Una svolta che, senza enfasi, si può definire “storica” sia per le relazioni industriali, sia per tutta l’economia italiana. L’avvio su Pomigliano, infatti, consentirà anche lo sblocco del piano complessivo della Fiat sugli altri stabilimenti italiani, finalizzato all’incremento delle produzioni e alla stabilizzazione dell’occupazione. Anche sul piano internazionale è una iniezione di fiducia per tutto il Made in Italy. Ecco perché spero che altre imprese seguano l’esempio della Fiat riportando le produzioni in Italia, sfidando i profeti di sventura, le chiusure ideologiche e politiche di una minoranza rissosa che pensa di poter risollevare le sorti del nostro paese solo con le chiacchiere.

 

Lunedì scorso in un incontro con Sacconi si è parlato dello “Statuto dei lavori”, che andrà probabilmente a sostituire lo Statuto dei lavoratori. Siete favorevoli a questo progetto di riforma? Dove sperate possa portare?

 

Per noi, a quarant’anni dall’adozione dello Statuto dei Lavoratori, la risposta per la tutela dei nuovi lavori è lo Statuto dei Lavori, un’idea di Marco Biagi cui siamo stati fin da subito favorevoli. Non si tratta certamente, come vorrebbero alcuni detrattori e confusionari di professione, di abolire lo Statuto dei Lavoratori, ma di completarlo, integrarlo e adeguarlo a una realtà produttiva e del mercato del lavoro profondamente cambiata. Si tratta di fare avanzare quella tutela attiva del lavoratore per l’occupabilità, come si è delineata, per il grande impegno della Cisl contro ogni conservatorismo e radicalismo sindacale e politico, con un ruolo forte della contrattazione e della bilateralità e di reali politiche di formazione. Su questo capitolo sarà necessario un confronto tra le parti, interpretando i cambiamenti e i fattori che incidono sull’idea di un nuovo stato sociale.

 

La Cgil a Genova ha dato un segnale di apertura importante per un ritorno alle “trattative”. Basterà a far tornare il sereno tra i sindacati, considerando le divergenze su Pomigliano, sulle deroghe e gli attacchi cui sono state sottoposte le vostre sedi?

 

La situazione è molto delicata. La Fiom di certo non aiuta, anzi, contribuisce a rendere tutto più difficile. Siamo molto preoccupati dagli episodi di intolleranza e di aggressione nei nostri confronti. Non esiste alcuna giustificazione nei confronti di chi vuole delegittimare l’azione di un sindacato libero e autonomo come la Cisl con i metodi dello squadrismo. L’unica cosa che possiamo fare a questo punto è invitare la Cgil ad assumere tutti quei provvedimenti previsti dagli statuti sindacali per evitare il ripetersi di tali azioni, prendendo le distanze, senza se e senza ma, da tutti coloro che vogliono trasformare in una pericolosa escalation di violenza il confronto e l’attività libera e democratica delle organizzazioni sindacali nel nostro paese.

 

Ci sono tante vertenze in corso, come ad esempio quella di Fincantieri. Dobbiamo aspettarci un autunno caldo?

 

Se tutti - sindacati, imprese, governo centrale e governi locali - ci assumeremo le nostre responsabilità, cooperando insieme per il bene dei lavoratori, senz’altro il clima sarà più sereno. Questo è quello che abbiamo anche detto con la nostra manifestazione. Durante la crisi le parti sociali hanno lavorato molto bene insieme, dobbiamo continuare su questa strada.

 

(Lorenzo Torrisi)

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