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OCSE/ Ecco perché gli ultimi dati sul lavoro fanno ben sperare

EMMANUELE MASSAGLI commenta gli ultimi dati sulla disoccupazione resi noti ieri dall’Ocse e che in fondo lasciano ben sperare

Operaio_ColoriR400.jpg (Foto)

I dati sulla disoccupazione pubblicati ieri dall’Ocse confermano le osservazioni che i principali governi mondiali ed europei già da più di un anno stanno condividendo per individuare le politiche di incentivazione della ripresa economica. In particolare i dati aggiornati ad agosto 2010 resi noti ieri sono coerenti con le preoccupazioni e le conseguenti azioni di contrasto che si stanno discutendo ora nel nostro Paese.

 

Il recente Piano Triennale per il lavoro, quando, in apertura, chiarisce che «la ripresa della economia e del commercio globale si presenta con caratteri di discontinuità, selettività e incerta produzione di nuovi posti di lavoro» e di conseguenza si impegna a focalizzare le più efficaci azioni per liberare il lavoro dai troppi vincoli che lo limitano, sottende le stesse preoccupazioni derivanti dalla lettura dei dati pubblicati dall’Ocse.

La prima osservazione è una conferma di quanto si studia nella teoria economica. La ripresa dalla crisi non coinciderà con un miglioramento del dato occupazionale. O meglio: l’aumento della crisi seguirà il miglioramento dei dati sulla produzione industriale, sull’incremento del Pil e sul commercio estero con ritardo (probabilmente anche più di un anno). I dati che stiamo commentando fotografano l’arresto dell’emoraggia di posti di lavoro osservata (su scala internazionale) fino a luglio 2010.

La statistica di agosto è migliore di quella del mese precedente (un milione di disoccupati in meno) e, di fatto, sembra segnalare il raggiungimento di un punto di stabilità della disoccupazione. Si tratta di considerazioni che andranno confermate nei mesi prossimi, ma diversi addetti ai lavori prevedono ora un periodo di relativa stabilità (o lievissimo miglioramento) del mercato del lavoro, che anticiperà la futura crescita. Si noti che siamo ancora ben lontani ai livelli occupazionali pre-crisi (i disoccupati sono attualmente circa 45,5 milioni, una quindicina di milioni in più rispetto al 2007!).

Questa situazione perdurante stabilità sconnessa ai dati economici che invece si prevede cresceranno molto più velocemente è possibile causa di future tensioni sociali. Semplificando, i disoccupati leggeranno roboanti titoli di giornale sulle rinate performance del mondo industriale e commerciale, ma continueranno a non ricevere offerte di lavoro. D’altra parte, una delle ragioni della ripresa economica sono anche le tante ristrutturazioni industriali (che comportano quasi sempre licenziamenti e prepensionamenti) e la naturale selezione delle imprese più competitive, a scapito della sopravvivenza di quelle più deboli.

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