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Lavoro

IL FATTO/ Così il lavoro diventa una scuola per i giovani

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L’intesa fa seguito al contenuto delle linee guida per la formazione del 17 febbraio 2010 che aveva come obiettivo quello di garantire un percorso di formazione agli apprendisti. In quella occasione i firmatari (Governo, Regioni, Province autonome e parti sociali) già avevano sollecitato il rilancio dei contratti di apprendistato in tutte le sue tre tipologie: a) professionalizzante, b) per l’esercizio del diritto-dovere di istruzione e formazione, c) di alta formazione universitaria.

 

La durata del contratto, e del relativo percorso formativo, viene determinata in base alla qualifica da conseguire, al titolo di studio, ai crediti professionali e formativi acquisiti, al bilancio delle competenze realizzato dai servizi pubblici per l’impiego o dai soggetti privati accreditati, mediante l’accertamento dei crediti formativi definiti in base alla legge Moratti.

 

In coerenza con la finalità di questa tipologia contrattuale, vera e propria esperienza scolastica in assetto di lavoro, la durata del monte ore formativo è pari, di regola, a 400 ore di formazione annue, interne o esterne alla azienda, che saranno certificate dalle istituzioni regionali competenti anche per il tramite degli enti bilaterali. Ben più dunque delle 120 ore previste per l’apprendistato professionalizzante, e delle 240 ore di formazione previste dalla legge Treu.

 

In conclusione, l’intesa sull’apprendistato di primo livello, è un primo passo per dare attuazione a un istituto, nato per rispondere a precise esigenze: l’obiettivo che persegue il legislatore è consentire e, anzi, sostenere l’apprendimento attraverso un’attività di lavoro formativa, nella convinzione che il lavoro abbia in sé anche una valenza educativa e formativa. L’attività lavorativa, per questo motivo, viene inserita in percorsi di istruzione e formazione professionale di qualità e coerenti con le esigenze del sistema produttivo.

 

La Lombardia e la Provincia di Milano saranno, dunque, la prima regione e la prima provincia in Italia (oltre al caso della provincia autonoma di Bolzano) a dare senso e significato a quella buona formazione fondata sulla alternanza scuola lavoro, contribuendo così a diffondere e manifestare la valenza della loro integrazione.

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