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Lavoro

LAVORO/ Quel che nessuno ha capito della "lezione" di Pomigliano

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Sotto questo profilo la Fiat paga le scelte infelici degli anni ‘80 e ‘90 e si trova costretta a competere nel mercato delle utilitarie schiacciata dalla forte concorrenza che proviene ora anche dai produttori orientali. In questo quadro il costo del lavoro risulta l’unico elemento su cui è possibile agire. La sfida a cui si trova di fronte Marchionne dunque non è solo quella di cambiare il sistema di relazioni industriali italiano, ma soprattutto di rilanciare la sua azienda sul piano dell’innovazione, seguendo l’esempio tedesco. La strada intrapresa è quella giusta, il tempo ci dirà se la strategia avrà il successo sperato.

 

Ciò che in piccolo è avvenuto per la Fiat deve avvenire anche per l’intero tessuto produttivo italiano. La priorità di politica economica deve dunque essere quella di porre le basi per una crescita di qualità basata sull’innovazione e sul capitale umano che possa da una parte permettere alle nostre imprese di cogliere le straordinarie opportunità offerte dal processo di globalizzazione e dall’altra ai lavoratori di valorizzare al massimo i propri talenti.

 

Gli strumenti a disposizione del policymaker sono numerosi e vanno dalla riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, all’investimento in ricerca e sviluppo sino ad arrivare a strumenti di sostegno efficace alle imprese che vogliono esportare, in particolare a quelle di piccola dimensione. Senza un segnale forte in questa direzione la ripresa sarà sempre più un affare per pochi eletti.

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COMMENTI
14/10/2010 - competizione impari (attilio sangiani)

A mio parere l'articolo mette bene in luce una ragione vera della scarsa crescita italiana rispetto a quella tedesca. Tuttavia a me sembra che la analisi sia incompleta. Pesano a danno delle imprese italiane altre cause: 1) l'elevato costo della energia,dopo la infausta rinuncia al nucleare; 2) l'elevato costo del lavoro per unità di prodotto detto CLUP,che non dipende solo dai salari "sindacali",ma anche dagli abusi di lavoratori "fannulloni",tollerati troppo a lungo e troppo difesi dai sindacati (specie FIOM), nonchè dagli impianti non sempre al passo della tecnologia d'avanguardia; 3) dal carico fiscale e parafiscale sui salari. Il parafiscale (contributi previdenziali) potrebbe però essere trattato come l'IVA, rimborsata alla esportazione, almeno nella misura della differenza in più rispetto al parafiscale estero, per non violare le regole CEE sulla concorrenza. Se non si superano queste cause di inferiorità le nostre imprese continueranno ad esportare secondo la legge economica dei "costi comparati", ma solo prodotti a scarso valore aggiunto, che non permetteranno di aumentare i salari e, in tal modo, aumentare la domanda interna. Cosa che, invece, avviene in Germania, come nota l'articolo in esame. Cordialmente