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IDEE/ Treu (Pd): le riforme a costo zero per il mercato del lavoro

Per fronteggiare la crisi, aiutare la ripresa e diminuire la disoccupazione, servono, secondo TIZIANO TREU, dei cambiamenti nelle politiche del lavoro

Operaio_PulsantiR400.jpg (Foto)

Per fronteggiare questo autunno difficile servono scelte chiare sia in politica sia in economia. Per l’economia è importante la stabilità, ma a condizione che sia operosa; con interventi che aiutino il paese a uscire dalla crisi. Uno stimolo a rompere l’attuale inerzia governativa viene dalle parti sociali che hanno avviato fra loro un confronto rivolto a concordare misure per la crescita. È importante che le convergenze finora profilatesi si confermino, perché da questo tavolo potrebbero venire proposte autorevoli, di cui il governo dovrebbe tener conto. E anche l’opposizione sarebbe sollecitata a considerarle attentamente, come penso debba fare.

 

Alcuni punti dell’agenda definita fra le parti sono da tempo conosciute: interventi di emergenza come la proroga delle casse integrazioni in scadenza, ma soprattutto misure per sostenere i due fattori fondamentali della crescita: le imprese e il lavoro. Le prime vanno agevolate con incentivi accessibili (credito di imposta) agli investimenti innovativi, e con la riduzione progressiva dell’Irap. Il lavoro va sostenuto anzitutto alleggerendo la pressione fiscale sui redditi medio-bassi e il peso contributivo (con l’eliminazione dell’Irap sul costo del lavoro). Il sostegno al reddito da lavoro e da pensione non risponde solo a un’esigenza di equità perché questi redditi hanno perso potere d’acquisto, rispetto soprattutto alle rendite, ma serve ad alimentare la domanda interna necessaria per rilanciare i consumi.

Un’agenda per la ripresa richiede che siano potenziate le politiche sia attive sia passive del lavoro, cioè da una parte gli ammortizzatori sociali, dall’altra le azioni di contrasto alla precarietà e di stimolo all’occupazione, specie di giovani e donne. Entrambe le politiche sono necessarie. Quelle passive non sono fini a se stesse, come ha scritto Giorgio Vittadini su queste pagine, devono servire come ponte per superare le difficoltà oggettive delle persone nei momenti di crisi ed essere accompagnate da strumenti di “attivazione”, capaci di ridare loro le possibilità di rimettersi al lavoro.

Questo è l’insegnamento dei paesi virtuosi, la Danimarca ma anche la Germania, che hanno investito molto in politiche attive così da ridurre notevolmente i periodi di disoccupazione assistita. Lo conferma il recente World of work dell’Oil, secondo cui la ripresa della crescita e dell’occupazione è maggiore nei paesi che hanno adottato politiche attive e preventive: cioè misure di protezione combinate con programmi di attivazione con una employment friendly taxation. E l’Oil sottolinea che tali misure non sono necessariamente molto costose.

Continua


COMMENTI
16/10/2010 - sussisiarietà (attilio sangiani)

Se le "parti sociali" si mobilitano,come è loro preciso compito,attuando la "sussidiarietà" finalmente ritrovata dopo tanta sbornia di "statalismo",non vedo perchè si depreca la "inerzia" del Governo. Per ora la emergenza è non cadere come la Grecia nel baratro della sfiducia dei sottoscrittori dei titoli pubblici da rinnovare alla scadenza. Poi Tremonti ( speriamo che non sia solo uno "spot" ) ha preannunciato,dopo aver messo al sicuro i conti pubblici,di passare alla politica di sviluppo ed alla riforma treibutaria.