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Lavoro

IDEE/ Treu (Pd): le riforme a costo zero per il mercato del lavoro

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In momenti di crisi come quello attuale le misure di protezione come gli ammortizzatori sono le più richieste. Ma sarebbe grave dimenticare politiche attive capaci di promuovere l’occupazione. Non basta consolarsi per il fatto che il nostro tasso ufficiale di disoccupazione è relativamente più basso della media europea, al 15% (ma per i giovani è al 29%). A questi dati già drammatici vanno aggiunti oltre 500.000 persone in cassa integrazione e un abbandono del lavoro da scoraggiamento di altre 400-500 persone, specie donne e lavoratori e abitanti delle regioni del Sud.

 

Il nostro tasso di occupazione è fra i più bassi di Europa (appena il 56%) e quello di inattività è cresciuto al 37,6%. Il che significa 14,8 milioni di persone in età di lavoro che sono prive di opportunità di lavorare. E ancora una volta si tratta di una situazione che colpisce soprattutto i giovani. Il 25% di quelli fra i 20 e 24 anni né studia, né lavora: una intera generazione che rischia di perdersi.

 

Ricordo questi dati drammatici perché sono troppo spesso dimenticati e non trovano risposte concrete. Una ripresa è possibile solo se si reagisce, se si sostengono e si mobilitano al lavoro tutte le risorse umane di cui il paese dispone. Questa è l’indicazione del documento della Commissione Europea che pone per il 2020 l’obiettivo di arrivare a un tasso di occupazione del 75% e lo ritiene necessario per crescere e per rispondere al modello sociale europeo.

 

Analoga indicazione è contenuta nel World of work outlook dell’Oil. Trincerarsi dietro la mancanza di fondi per non affrontare questi problemi è illusorio. I costi delle casse integrazioni in deroga finiranno per essere non minori di quelli di una vera riforma degli ammortizzatori sociali: ma le casse integrazioni in deroga non servono a dare stimoli e fiducia per il futuro. Misure efficaci di stimolo all’occupazione sono possibili senza costi ulteriori concentrando le risorse su obiettivi prioritari di sostegno alle imprese e alle persone gli incentivi ora disposti in molti rivoli (lo ha mostrato la stessa Confindustria).

 

Così pure le prospettive dell’occupazione possono essere migliorate finalizzando meglio gli interventi alle esigenze delle persone come ricorda ancora Vittadini: sia gli incentivi, sia la formazione, dall’apprendistato alla formazione continua. Migliorare gli skills, specie nelle materie tecniche e nelle professioni innovative, è essenziale per competere sulla qualità.

 

Questi provvedimenti si possono prendere non solo senza costi aggiuntivi, ma senza ulteriori azioni legislative. Anzi servirebbe una semplificazione normativa: ad esempio, per agevolare l’apprendistato. La qualità dell’occupazione si promuove anche combattendo gli eccessi dei contratti atipici che moltiplicano le precarietà, specie per i giovani.

 

Su questo punto esistono proposte di varia provenienza, dalla stessa Confindustria e dall’opposizione, che non negano la flessibilità ma colpiscono gli abusi. Il tavolo tra le parti sociali potrebbe anche qui dare una spinta a renderle praticabili.

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COMMENTI
16/10/2010 - sussisiarietà (attilio sangiani)

Se le "parti sociali" si mobilitano,come è loro preciso compito,attuando la "sussidiarietà" finalmente ritrovata dopo tanta sbornia di "statalismo",non vedo perchè si depreca la "inerzia" del Governo. Per ora la emergenza è non cadere come la Grecia nel baratro della sfiducia dei sottoscrittori dei titoli pubblici da rinnovare alla scadenza. Poi Tremonti ( speriamo che non sia solo uno "spot" ) ha preannunciato,dopo aver messo al sicuro i conti pubblici,di passare alla politica di sviluppo ed alla riforma treibutaria.